A pochi giorni dallo sweep subito contro gli Oklahoma City Thunder al primo turno dei Playoff, si inizia a ragionare su una complicata offseason per la franchigia del Tennessee.
Le decisioni sul tavolo del gm Zach Leiman sono almeno tre e tutte molto delicate per cercare di far ripartire una squadra che , pur avendo concluso tre delle ultime quattro stagioni con almeno 48W in regular, si trova in un momento di empasse nel processo di crescita: Cosa fare con due dei tre giocatori simbolo della franchigia e che indirizzo tecnico intraprendere?

JA MORANT
Ja Morant è senza dubbio il volto di questi Memphis Grizzlies, giocatore attorno al quale Kleiman ha costruito l’intero progetto negli ultimi sei anni. Tuttavia, tra problemi fisici ricorrenti e le ben note controversie fuori dal campo, qualcosa nell’ingranaggio si è inceppato, rallentando quella che sembrava un’ascesa inarrestabile verso l’élite NBA.
Pur considerando l’enorme talento del ragazzo, non è possibile non ignorare il calo avuto nella stagione appena conclusa, lontano dai numeri stellari delle due annate da 50 vittorie consecutive. Nel tentativo di rinnovare il set offensivo di squadra all’inizio di questa stagione, Morant ha visto ridursi sensibilmente le sue conclusioni al ferro (una delle sue armi più letali) mentre cresceva il numero di triple tentate, segno di un adattamento forzato che ha intaccato il suo naturale dinamismo.
Morant è legato alla squadra da un contratto da 126,5 milioni per i prossimi tre anni, e malgrado le smentite pubbliche di Kleiman su una possibile separazione, ignorare completamente questa ipotesi sarebbe un errore. Un cambio di rotta drastico, seppur rischioso, potrebbe essere ciò che serve per sbloccare un progetto oggi in difficoltà.

Jaren Jackson Jr.
Se da un lato Ja Morant catalizza l’attenzione mediatica, è il futuro di Jaren Jackson Jr. a rappresentare oggi la questione più delicata per i Memphis Grizzlies.
Reduce dalla sua miglior stagione in carriera, Jackson potrebbe rientrare nei parametri per ottenere un’estensione supermax da 345 milioni di dollari in cinque anni, qualora venisse incluso in un quintetto All-NBA. Un investimento imponente per un giocatore che, pur eccellendo su entrambi i lati del campo, non ha mai dimostrato di poter trainare un attacco d’élite. Ma il valore complessivo di uno dei giocatori difensivamente tra i più impattanti della lega resta indiscutibile e, a soli 25 anni, il margine di crescita è ancora reale.
Tuttavia, per una franchigia dal mercato medio-piccolo come Memphis, una scelta di questo tipo è tutt’altro che semplice. Un contratto da oltre 60 milioni a stagione limita enormemente le possibilità di movimento qualora il progetto non dovesse evolversi come sperato. D’altronde senza quella nomina, non è detto che possa essere interessato ad estendere il contratto in estate puntando magari ad un’eventuale eleggibilità per il supermax la prossima stagione. In quel caso, un addio non sarebbe da escludere.
Anche le sue prestazioni altalenanti nella serie contro OKC non sono passate inosservate. E sebbene l’ipotesi di una trade possa sembrare paradossale dopo la sua miglior annata, proprio l’alto valore raggiunto potrebbe rappresentare l’occasione per ottenere il massimo ritorno in uno scambio. Una scelta dolorosa, certo, ma che Memphis dovrà quantomeno considerare.

Chi siederà in panchina?
Tuomas Iisalo si è trovato catapultato in una situazione ai limiti del gestibile. Solo nove partite da interim coach in regular season, uno spogliatoio agitato e un gruppo in cerca di certezze: non il contesto ideale per giudicare un allenatore al debutto NBA.
Con appena due allenamenti reali a disposizione, ogni valutazione sul suo operato rischia di essere affrettata. Eppure, Zach Kleiman ha voluto affidargli il gruppo, segno di una fiducia concreta. Ma è altrettanto vero che puntare su un tecnico ancora tutto da scoprire nel panorama americano, apre la porta a possibili enormi critiche (Nico Harrison docet), soprattutto quando sul mercato potrebbero profilarsi nomi ben più esperti come Michael Malone, Mike Brown o James Borrego.
Il futuro dei Grizzlies si gioca su un delicatissimo equilibrio, con molteplici decisioni strategiche che pesano sul destino della franchigia. Morant è in bilico. Jackson pure. E anche il futuro dello stesso Kleiman potrebbe essere in discussione, qualora l’estate non producesse svolte significative.
Per ora, è il campo ad aver parlato. E il verdetto è chiaro: Memphis è una squadra che ha perso la propria rotta. Tocca ora alla dirigenza ritrovare la bussola.





