HomeNBANBA, New York Knicks: Julius Randle, la ballata del dubbio

NBA, New York Knicks: Julius Randle, la ballata del dubbio

TENERSI NIENTE O PERDERE TUTTO?

Settima scelta al Draft, selezionato dai Los Angeles Lakers. Apparentemente, gli scettici sono in torto marcio. Ma il Draft è tutt’altro che tra i più profondi e qualitativi della storia, e le recenti edizioni dei Lakers non promettono nulla di buono. Prima partita in NBA: frattura della tibia. Dubbi non solo sul limitato arsenale offensivo ma anche sulla tenuta fisica. Intera stagione da rookie divisa tra letto di ospedale, riabilitazione e panchina. Rigorosamente in borghese. A cosa aggrapparsi, per un giovane di belle speranze ma che trascina da sempre con sé un fardello di punti di domanda e di sospensione? La fede. La routine pre-gara, coltivata al liceo, di pregare prima di ogni palla a due. La versione di Randle griffata 2015-2016 prevede modifiche e migliorie rispetto all’edizione targata Kentucky. Poco più di cinque anni fa, in una delle ultime partite di Kobe, Randle diventa il più giovane lacustre dai tempi di Magic a registrare una tripla doppia. Le due stagioni ai Lakers trascorrono però nell’indifferenza generale. Julius è una walking double-double, ma non basta. La squadra è mediocre, le prospettive a breve termine sono più grigie che gialloviola. Così, ritornano loro. Doubters.

Fonte: Silver Screen and Roll

Randle? Buono solo a mettere su numeri, non a migliorare la squadra. Decisi a una rifondazione totale e con la possibilità di affiancare a LeBron un’altra stella del calibro di AD, il front office di LA decide di inviare in blocco a New Orleans buona parte dei giocatori su cui si era illusa di poter fondare una nuova dinastia. Ball? Sì. Hart? Anche. Kyle Kuzma è l’unico superstite. E Julius? LA si era già privata di lui in estate. E, segno del destino, proprio i Pellicani puntano le fiches sul talento di Dallas. Randle condivide qualche mese in Louisiana con AD: il fit non è dei migliori ma ora, insieme a Lonzo e Josh, può sbocciare nella città del blues. Nel nuovo contesto dei Pelicans, Julius riesce a ritagliarsi uno spazio migliore, raggiungendo il massimo in carriera per media punti. L’opzione dell’estensione contrattuale per il secondo anno non è neanche da prendere in considerazione. Julius è tornato, di prepotenza, sulle mappe dell’NBA. Merita di più. Merita di meglio. Per mettere a tacere critiche e doubters. Ma chi è convinto a puntare su un giocatore (non più giovanissimo) con un potenziale notevole ma mai realmente espresso in quattro anni di professionismo? Solo una franchigia di scriteriati potrebbe offrirgli un triennale da 63 milioni di dollari. Le garanzie rasentano la nullità. Come? Ah, giusto. La barzelletta dell’NBA. New York Knickerbockers. Knicks, per gli amici. Quale migliore contesto per zittire finalmente ogni critica sul gioco monodimensionale e un’attitudine difensiva quantomeno altalenante? Quale peggiore contesto per evidenziare ulteriormente le lacune al tiro e le debolezze di aggressività e mobilità laterale nel proprio pitturato? In entrambi i casi, la Grande Mela è l’opzione migliore. L’entusiasmo iniziale viene scemando in brevissimo tempo. Eppure…

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.