LAMELO BALL: UN COGNOME, UNA GARANZIA (?)
14 punti. 4-14 al tiro. 4 palle perse. -35 di plus minus. A giudicare i numeri di LaMelo Ball nella disfatta Hornets al Play In contro Indiana, si potrebbero commettere grossolani errori di considerazione. Inadeguato. Inesperto. Impavido. Inaffidabile. Vero: LaMelo ha steccato la partita forse più importante dell’anno, in cui era chiamato a sostenere unicamente sulle sue esili spalle il peso dell’intero attacco di Charlotte data l’assenza di Hayward e Cody Martin. Le parole di coach Borrego, però, spengono sul nascere ogni possibile critica. LaMelo è forte, fortissimo, al centro del progetto di rinascita dei Calabroni del North Carolina. Non potrebbe essere altrimenti, date le ripetute dimostrazioni fornite nel corso dell’anno. Figurarsi se si considera che la partecipazione di Ball al match contro i Pacers non era sicura, conseguenza della frattura al polso destro che lo ha costretto ai box per l’ultimo quinto della stagione.

Non c’è bisogno di spiegare cosa comporti portare quel cognome nell’NBA contemporanea. Non occorre ripercorrere le tappe che hanno preceduto l’arrivo del secondo dei fratelli Ball in quel di Charlotte (forse qualcosa sulla Lituania si potrebbe dire…). Raramente una matricola ha saputo raccogliere intorno a sé tante opinioni antipodiche e impressioni ossimoriche. Nelle annate spese tra Europa e Nuova Zelanda, le doti da creatore di gioco, passatore e finalizzatore al ferro hanno fatto strabuzzare gli occhi di molti. Quasi tutti. Ma quanto delle qualità di LaMelo erano frutto dello smisurato talento? Quanto erano pompate dall’hype mediatico creatogli ad hoc dal padre LaVar? Quanto erano agevolate dal basso livello dei campionati frequentati, seppur professionistici? Non pareva esserci via di mezzo: con la numero 3, La Melo sarà destinato a fare molto bene o molto male. Tertium non datur. Bene: per il 2001 da Anaheim, barrate la prima.
L’indicazione è la solita. Non. Soffermarsi. Sulle. Fredde. Statistiche. LaMelo, rispetto a Haliburton ed Edwards, era destinato sin dall’inizio ad essere perno centrale della squadra che, oltre al contrattone di Hayward, presenta un core estremamente giovane, potenzialmente notevole ma che necessita di una guida illuminata. Il contesto creato da coach Borrego è l’ideale per la fioritura di talenti come Melo: lontani da pressioni eccessive, senza l’assillo di dover ottenere risultati nell’immediato, gli Hornets di quest’anno hanno saputo andare oltre le più rosee aspettative. Anche, se non soprattutto, per i meriti di LaMelo. Se non fosse stato per il polso destro, probabilmente Charlotte si sarebbe qualificata direttamente al tabellone Playoff. Poco importa, però. Il fratello di Lonzo ha saputo rendere gli Hornets una “League Pass Favourite”: guardarli giocare è estremamente divertente. Una pallacanestro frizzante, condita da alti ritmi e spettacolari giocate da highlights. Direttore d’orchestra, lo snodato Lamelo gioca costantemente col sorriso sulle labbra. Non una smorfia da sbruffoncello, ma la gioia di condividere i 28×15 con compagni in grado di esaltare le sue doti da assistman e finalizzatore. La gioia negli occhi di una gioia per gli occhi.
Difficile non darlo a LaMelo, dati i miglioramenti dei risultati di squadra rispetto al recente passato. Complicato non considerare valida la candidatura di Edwards: qualcuno addirittura accosta alcune giocate della sua prima annata in NBA a quella di LeBron ai Cavs. Premiare Haliburton sarebbe il giusto riconoscimento all’evoluzione di un atleta in grado di reinventarsi parzialmente e garantire una speranza a uno dei contesti più disfunzionali del panorama cestistico americano. Ricevere o meno il ROY Award non cambierà sicuramente le carriere dei tre. Per qualcuno sarà una gratificazione meritata. Per gli altri una spinta ulteriore per migliorare una già ottima base di partenza. Attenzione: si sta parlando delle stelle del futuro. Si sta parlando di chi raccoglierà il testimone dei grandi di oggi, destinati prima o poi ad abdicare. Draft Class 2020, una delle più povere di talento e prospetti notevoli. Eppure, LaMelo, Anthony e Tyrese hanno parlato. Forte e chiaro. Della classe 2021 se ne parla un gran bene. If that’s the case…





