COMPLICHIAMO I RAPPORTI COME GRANDI CRUCIVERBA
Probabilmente, è destino. Probabilmente, anche la dirigenza di Washington l’ha intuito. Probabilmente, Bradley Beal non ha l’ego adatto a sostenere per intero sulle proprie spalle il peso di una franchigia. L’equilibrio e il fascino della sua pallacanestro, almeno quelli, non sono mai stati in discussione. Accolto nella Lega come eccellente tiratore, ha saputo dotarsi nel corso degli anni di un arsenale offensivo da far invidia ai sicari più beceri e ai mercenari più ricercati. Triple da distanze siderali. Palleggio-arresto-e-tiro dal midrange. Penetrazioni contro gli atleti più potenti del mondo, assorbite al meglio e concluse con dolci appoggi al vetro. Modernissimo e vintage. Fusione di ultima e vecchia generazione. Le armi di Bradley, tra le più affilate del mondo, necessitano, per incidere al massimo, di qualcuno che le sappia guidare. E no, la mano di Beal non è sufficiente. Con l’insediamento sulla poltrona di General Manager di Tommy Sheppard, la dirigenza Wizards decide, terminata la disastrosa esperienza nella bolla di Orlando, di portare nella Capitale un nuovo Batman. Un maschio alpha in grado di raccogliere le eredità, in campo e fuori, di un Wall che non sembra poter tornare a esprimere la stessa esplosività degli anni passati. Come scambiare uno dei contratti più inscambiabili della Lega pur mantenendo alte le aspettative, anche nel rispetto del fedele Robin? Si parla pur sempre di 40 milioni di cocuzze l’anno… Semplice: con un altro dei contratti più inscambiabili della Lega. Sempre sulla quarantina di cocuzze si aggira, eh. Ma, agli occhi dei fans di Washington, l’arrivo di Russell Westbrook ha riacceso la speranza di rivedere i propri beniamini ballare sui palcoscenici più prestigiosi. L’inizio di stagione tribolatissimo, causa focolaio Covid e quadricipite di Westbrook, ha mostrato una squadra finora estremamente disfunzionale, nettamente prima per numero di possessi ripartiti sui 48 minuti (quelli bravi direbbero pace) ma terzultima per defensive rating (quelli meno bravi direbbero “punti concessi ogni 100 possessi degli avversari”). Da nessun’altra parte si corre tanto come sul parquet della Capitale, ma per ora si corre clamorosamente a vuoto. L’infortunio di Thomas Bryant certo non aiuta a pensare che Scott Brooks e il suo staff possano risolvere facilmente la situazione, ma sanno che su Bradley potranno sempre contare. Robin, al servizio di Batman-Brodie, ci sarà.
Sai quanta gente sorride alla vita e se la canta aspettando il domani
COME MAI SONO VENUTO STASERA?
Chi me lo fa fare di sbattermi per una squadra che non andrà da nessuna parte? Oh, io ci provo anche, ma da solo non potete mica pretendere la Luna. Sono un essere umano anche io, anche se delle sere vedo il canestro grande come il Campidoglio e passo l’intera partita ad infilare l’arancia dentro la retina. Però è frustrante, credetemi. Anche quando ho i riflettori puntati addosso, c’è sempre qualcosa o qualcuno che distoglie l’attenzione. E anche la pazienza del diligente e fedele Robin raggiunge il suo limite. Ce la scolliamo di dosso questa nomea da eterno sottovalutato in grado di brillare solo di luce riflessa? O, tutto sommato, continuiamo ad accettare di consentire a qualcuno migliore di noi di raggiungere livelli ancora più alti? Immaginiamo le idee che, in questi giorni e nella sua intera carriera NBA, siano balenate nella testa di Beal. Nella testa di chi, fino alla notte prima del Draft, era indeciso se continuare il percorso di studi per diventare un ottimo medico o tentare la carriera sportiva professionistica. Dio, o chi per te, grazie di aver guidato il cuore di Bradley verso la scelta forse non più giusta, di sicuro la più bella. Nella testa di chi, lo scorso anno, è stato il primo giocatore della storia a mantenere una media superiore ai 30 punti per partita senza essere convocato al ballo delle Stelle. Nella testa di chi, giusto 366 giorni fa (maledetto anno bisestile), ne realizzava 47 contro i Bucks di Antetokounmpo. Ah, non ve lo ricordavate? Forse perché, nella stessa partita, ad oscurare la prestazione monstre di Beal ci hanno pensato stavolta i 51 punti di Middleton? Nella testa di chi, vicino alle tematiche sociali che stanno rivoltando l’opinione pubblica americana ed internazionale, non ha esitato a prendere posizione dalla parte degli snobbati e dei calpestati? Deformazione professionale. Nella testa di chi, a prescindere dalle statistiche, continua a regalare a noi appassionati una pallacanestro sublime. A prescindere dai ruoli in campo. A prescindere dai paragoni fumettistici. Chi scrive si augura con tutto il cuore che, prima o poi, al Bradley Beal che tutti possiamo ammirare possa tornare indietro anche solo una minima parte di tutto quello che i suoi polpastrelli sinora ci hanno regalato. Che sia riconoscenza, che sia un anello al dito, che sia quello che sia.
Ti sei accorto anche tu, Bradley Emmanuel Beal, che siamo tutti più soli?
In questo mondo di eroi, nessuno vuol essere Robin.

