HomeNBANBA, Bradley Beal e gli Wizards: nessuno vuole essere Robin

NBA, Bradley Beal e gli Wizards: nessuno vuole essere Robin

47+6+4. Ovviamente, sconfitta.

Se vi chiedessi chi sia il miglior realizzatore della National Basketball Association, probabilmente sbagliereste. Uno dei tre moschettieri dei Nets? No. Steph Curry, miglior tiratore della Lega, che come Atlante ha sulle proprie spalle l’intero peso offensivo degli Warriors? Nemmeno. Il Prescelto o il Monociglio? Neanche. Il rapper con maggior flow prestato alla pallacanestro a.k.a. Dame D.O.L.L.A, bandiera in quel dell’Oregon (non ditelo a Shaq o all’irreprensibile Marvin Bagley…)? Neppure. Se vi dicessi che non è, per distacco, il giocatore più chiacchierato né discusso persino della propria squadra? Avviso ai neofiti: “segnare di più” non equivale ad “essere più forte di…”. Sul campo da basket contano tantissimi altri fattori. Ma, per una volta, lasciamoci abbagliare dalla mera statistica. 34,4 punti di media a partita. Signore e signori, ecco a voi l’espressione più alta del ruolo meno agognato del fumetto: Bradley Emmanuel Beal, il Robin della NBA. Anche stanotte ne ha timbrati 47, pur considerando una mole di tiri di kobesca memoria. Ma è arrivata un’altra sconfitta per i Maghi della Capitale. Come in tutte le ultime 10 occasioni nelle quali Robin ha realizzato un quarantello.

Perennemente a coprire le spalle del proprio Batman ma mai realmente in prima linea. Perennemente adolescente. Immaginato inizialmente come sidekick, ha goduto di fugaci momenti di assoluto protagonismo, velati costantemente dall’interrogativo “Sì, ma quando torna il capo?”. La storia di Bradley ricalca in toto quella del personaggio DC. Con una differenza: non è lui a morire e a riapparire sotto altre vesti o con un cambio di costume. È il costume dell’Uomo Pipistrello a cambiare proprietario.

 

CHE IN CUCINA HO TUTTO TRANNE CHE IL SALE, ME LO DARESTI?

Terzo di quattro figli di Bonny e Besta, Bradley si fa notare sulle coste del Missouri come uno dei migliori prospetti statali sin dai tempi della Chaminade College Preparatory School. Le imprese condotte alla guida della squadra del liceo e la fluidissima meccanica nel tiro da 3 drizzano le antenne dei college di tutti gli Stati Uniti. Anche, se non soprattutto, delle più blasonate: le varie Kentucky, Duke, North Carolina farebbero carte false per accaparrarsi uno dei tiratori più eleganti e mortiferi che il panorama statunitense pare offrire. Eppure, dal giorno in cui Bradley prepara le valigie per iniziare il percorso collegiale, passeranno oltre due mesi prima che mamma Besta torni a parlargli. Eh sì. Bradley non ha scelto il blasone. Si va a Florida University. “E Coach K?” “Guarda che il sistema di Calipari ti esalterebbe!” “Senti come suona bene: Bradley Beal a Chapel Hill…”. No. A spuntarla sono una facoltà di medicina tra le più ambite del continente e un allenatore che sarebbe disposto a tutto pur di plasmare un talento come Bradley: Billy Donovan. Sì, l’attuale coach di Chicago, reduce da un’annata eccellente in Oklahoma. Se si legge oggi il roster di quei Gators non si scorgono nomi di spicco ma la squadra è solida, sconfitta solo dalla grande Louisville di Pitino ad un passo dalla Final Four. Eppure, il talento del freshman da St Louis non può passare inosservato. Non è neanche il miglior realizzatore della squadra (lo sarà Kenny Boynton. Mai sentito? Menomale, pensavo di essere l’unico…), ma il rilascio al momento del tiro è di una bellezza stordente.

Dopo solo un anno di esperienza NCAA, Bradley si rende eleggibile al Draft NBA. Prima scelta: Anthony Davis, guida strabiliante della vincente Kentucky. Seconda chiamata: Micheal Kidd Gilchrist. Avete presente la questione della meccanica e del rilascio di Bradley? Ecco, per il bene delle vostre coronarie non azzardatevi a cercare qualche video del buon Micheal, potreste passare qualche notte insonne… With the 3rd pick of the 2012 NBA Draft, the Washington Wizards select Bradley Beal! Lacrime del clan, cappellino indosso, stretta di mano al compianto Stern e l’avventura di Bradley può avere inizio. Washington è 7 stagioni ormai che vede i Playoff col binocolo ma le speranze per quell’anno sono diverse. Alla corte di Randy Wittman è giunto finalmente un barlume di speranza in grado di affiancare e assistere John Wall, playmaker dalla velocità abbacinante, tremendamente solo sull’isola cestistica del D.C. Ebbene sì: affiancare e assistere. La pallacanestro di Wall risulta sciapa senza qualcuno in grado di parlare la sua lingua in termini di talento e velocità di esecuzione. Bradley, al suo servizio, viene nominato due volte miglior Rookie del mese ma, al termine della stagione, i giudici decreteranno all’unanimità come miglior esordiente Damian Lillard, già apparso su questi schermi col nome d’arte. It’s Dame Time, baby! Grazie a qualche aggiunta, già al secondo anno Washington riesce a raggiungere la postseason. Sconfitta al secondo turno contro Indiana. Sconfitta al secondo turno con Atlanta. Sconfitta al secondo turno con Boston. Eliminazione al primo round sconfitta da Toronto. Buoni, buonissimi risultati. Mai così forti da raggiungere nemmeno l’atto conclusivo ad Est, mai così poco competitivi da convincersi a tentare una nuova, ulteriore rivoluzione. Il limbo NBA: nemmeno nei peggiori bar di Caracas.

Beal Wall

BIGGER THAN BASKETBALL

30 gennaio 2018: Washington annuncia che Wall sarà a breve sottoposto ad un intervento di pulizia al malconcio ginocchio. Stagione finita. 5 febbraio 2019: Washington annuncia che Wall sarà a breve sottoposto ad un intervento chirurgico per la rottura del tendine d’Achille, causata da una scivolata casalinga. Difficile pensare cosa passi in questi momenti nella testa di Bradley. Sconforto per la perdita di un compagno di squadra e amico in grado di elevare il livello della propria pallacanestro? Dolore per il riposo forzato del Batman cui, a suon di triple e percentuali realizzative notevoli, ha permesso di regnare nella Gotham dei play NBA? Curiosità nel vedere se finalmente, dopo anni passati al servizio della squadra e del suo condottiero mascherato, uscendo dalla sua ombra, gli saranno riconosciute le sue infinite qualità? Non lo sappiamo, forse non lo sapremo mai. Nei due anni di stop di Wall, Beal prende in mano le redini della squadra. Le sue statistiche  impennano vertiginosamente. Il volume di possessi e di tiri che passano dalle sue mani inevitabilmente lievita. Ma da solo è difficile, tremendamente difficile.

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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