Il Nicolò Melli uomo squadra
Ci sono due insegnamenti che mi hanno aiutato tanto nella mia carriera, uno dei due che era quello di fare le cose che ti permettessero di stare in campo quindi ho imparato guardando, capendo, studiando anche gli avversari quello che potevo fare per poter stare in campo. Poi ho avuto la fortuna di essere allenato da due grandi allenatori come Trinchieri e Obradovic che mi hanno insegnato a leggere le partite. L’altra è che se si vince di squadra tutti ne giovano, soprattutto più vai ad alto livello.
Sull’esperienza in NBA
Due anni positivi, soprattutto perché c’è una mentalità differente. In Europa ogni partita è vissuta come da vincere assolutamente, mentre negli USA è quasi l’opposto. Quindi mi mancava questo pathos, anche se ci sono delle cose positive nel vivere una stagione in quella maniera. Sicuramente mi è mancato tanto il giocato: se avessi giocato avrei trovato il modo di soddisfare la mia competitività.
Sul numero di partite
Ci sono dei momenti della stagione dove è più difficile, altri dove è ovviamente più semplice, però riesco fortunatamente, grazie anche alla mia famiglia, a gestirmi bene fuori dal campo, quindi a avere i miei momenti di riposo. Ci sono dei momenti della stagione dove è più difficile, questo senza un bel dubbio, però se l’allenatore o la squadra non può fare a meno di me come poteva essere magari in Germania, in Turchia, come è adesso qua, oltre al di là del discorso del passaporto, è un buon segno, preferisco che sia così piuttosto che stare fuori.





