Sul suo arrivo a Milano
Volevo venire a Milano: non posso dire di esser stato tifoso quando ero ragazzo, ma venire a Milano era un obiettivo. Quando poi il tutto si è concretizzato ero felice anche se sapevo sarebbe stato solo un punto di partenza.
Milano prima e dopo
È stato diverso, per certe cose dico fortunatamente. Ho ritrovato in città punti fermi che ero contento di aver avuto i miei primi cinque anni. Sono contento di essere tornato, non me la sarei mai aspettato: sinceramente non avevo mai pensato o pianificato di tornare a Milano. C’è stata l’opportunità e sono tornato molto volentieri.
Mi dà un senso di responsabilità, sia nei confronti miei, proprio per come mi devo comportare io, sia nei confronti dei miei compagni di squadra, della società, ma anche dei tifosi. Cerco per quanto posso di metterci la faccia, di esprimermi, di fare da collante dentro e fuori dallo spogliatoio, con l’allenatore e con la società. Per me è un grandissimo onore essere il capitano di Milano: è una cosa bella, una cosa bella e di cui spero di essere degno.
Essere considerato bandiera di Milano
Non credo che sarò mai una bandiera di questa società, ma essere un pezzo importante della storia dell’Olimpia, quantomeno anche solo per le presenze, è qualcosa che sicuramente è bello. Non è una cosa che sogni da bambino, però quando diventi grande e ti rendi conto di essere un pezzo importante di una società così importante, è un onore essendo un traguardo che non tutti possono raggiungere.
Sul futuro di Nicolò Melli
Vorrei giocare fino almeno il 2028, quindi ho un altro ciclo olimpico da quest’estate. L’importante, come parlavamo con Gigi un po’ anche l’anno scorso, è fare le cose sempre ad alto livello, sempre bene per poter essere d’aiuto alla squadra.





