Home Lega Basket Roberto Premier sull’Olimpia: “Da rivedere l’approccio difensivo”

Roberto Premier sull’Olimpia: “Da rivedere l’approccio difensivo”

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Jordan Parks Umana Reyer Venezia-EA7 Emporio Armani Olimpia Milano, Finale gara 3 PlayOff Campionato LBA Serie A Unipol, PalaTaliercio Venezia 16 giugno 2026, FOTO: Bebo Bertani/Ciamillo-Castoria

Roberto Premier conosce bene cosa significa vincere una finale scudetto. Guardia dell’Olimpia Milano per otto stagioni negli anni Ottanta, cinque scudetti in bacheca e un Grande Slam nel 1986-87 con scudetto, Coppa Campioni e Coppa Italia, Premier osserva da fuori questa serie e ha le idee chiare su cosa serva a Milano per tornare in vantaggio. Ecco le sue parole rilasciate alla Gazzetta dello Sport.

Il punto di partenza è gara 3, e i 109 punti incassati in trasferta dalla Reyer. Un dato che per Premier dice tutto: se subisci così tanto lontano da casa, vincere diventa quasi impossibile.

«Semplicemente non è successo ciò che si è visto nelle prime due uscite. Non so se è dovuto al fattore campo, però se subisci 109 punti in trasferta è difficile che tu ne faccia 110. Perciò Milano deve rivedere l’aspetto difensivo per gara-4 perché se in quella maniera, ancora di più se non giochi in casa, si può ottenere la vittoria fondamentale.»

Il momento decisivo della partita è stato il terzo quarto, con Venezia capace di segnare 36 punti in dieci minuti. Un parziale che ha spezzato l’equilibrio e che Milano non è riuscita ad arginare né difensivamente né in attacco.

«Quando subisci 36 punti in un quarto da 10 minuti è difficile che porta casa la partita. Che il quarto sia il primo, il terzo o l’ultimo non cambia niente. A Venezia è riuscito lo strappo nel terzo quarto e Milano non è riuscita a tamponare né con la difesa né con l’attacco. Dopo è difficile, soprattutto in un momento d’esaltazione vissuto dalla Reyer, tentare il recupero.»

Testa e difesa, le armi che contano

Per Premier non c’è bisogno di grandi riflessioni o reset mentali. In una finale, l’unica cosa che conta è vincere, indipendentemente dal margine. Gara 3 va archiviata come una giornata storta e basta.

«Non serve resettare. Nei playoff, in una serie di finale, devi vincere. Può essere di uno, di dieci, di trenta. Conta vincere. Quindi i giocatori di Milano devono catalogarla come una giornata storta e approcciare nel migliore dei modi gara-4 perché queste partite si vincono di testa e con la difesa. Quest’ultimo concetto esalta la squadra che la fa bene, che va in contropiede dopo aver impedito canestro e rubato palla, e demoralizza avversario.»

Sul piano dei singoli, Premier ha un occhio di riguardo per Brooks, nella cui capacità di uscire dai blocchi e trovare il tiro — anche in condizioni di spazio ridotto — dice di rivedere qualcosa di sé. Apprezza anche RJ Cole di Venezia, pur sottolineando come il problema alla caviglia rimediato in gara-3 potrebbe incidere sul suo contributo.

Quanto alle chances di Milano nella serie, Premier non ha dubbi: l’Olimpia resta favorita. Ha ancora la possibilità di giocare gara-5 davanti al proprio pubblico e dispone di una rosa con una profondità che poche squadre possono vantare. Dalla panchina può attingere a giocatori che altrove sarebbero titolari, un vantaggio che nei momenti chiusi di una finale può fare la differenza. Anche se, come ricorda lui stesso, il basket si gioca comunque cinque contro cinque.

Sui paragoni con la sua Olimpia, quella che nel 1986-87 completò il Grande Slam, Premier chiude la porta senza esitazioni: quella squadra era unica, e certi accostamenti non reggono al confronto.

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