6- AS Monaco (+1)
Pure con un Mike James “normale” il Monaco sbanca Istanbul e si prende una vittoria importante che avvicina le prime posizioni, sfruttando i KO di Pana, Virtus e Barcellona. La differenza la fa tutta il terzo periodo, dove l’intensità difensiva monegasca tiene l’Efes ad appena 17 punti segnati, mentre l’attacco ne produce 26 dando lo strappo decisivo alla partita. Obradovic che trova punti da quasi tutti i suoi giocatori (escluso Walker) il che è un segnale positivo di condivisione delle responsabilità.
5- Fenerbahçe Beko Istanbul (=)
Nonostante l’emergenza nel reparto ali, con le assenze in contemporanea di Hayes, Pierre e Sestina, coach Itoudis si aggrappa a un monumentale Motley per piegare la resistenza della Virtus. A far la differenza è l’attacco che colleziona 50 punti nei due periodi centrali, mandando un chiaro segnale agli avversari. Buon impatto dell’ex Tortona Noua, arrivato proprio per l’emergenza negli spot di 3-4.
4- Panathinaikos AKTOR Athens (=)
Partita che, a dispetto del -25 a tabellone, è stata più equilibrata. Sì perché il divario finale è frutto delle imbarcate prese nel secondo e quarto quarto e delle enormi difficoltà che i lunghi ateniesi hanno avuto nel fare la differenza. Hernangomez è in una fase involutiva preoccupante e Lessort viaggia a corrente alternata. Se i lunghi faticano, il punto debole degli avversari diventa arma devastante. Specie se i piccoli del Maccabi giocano a un livello clamoroso.
3- Virtus Segafredo Bologna (=)
Brutta partita per la formazione bianconera, che ha subito le accelerazioni di un Fener che è riuscito a sopperire alle assenze. Assenze di casa Virtus che si sono fatte sentire, soprattutto a livello mentale: i 9 punti messi a referto nel terzo periodo, sono un segnale negativo e fanno il paio con la brutta prova contro l’ASVEL, decisa dal talento dei singoli. Quando il livello si alza, non basta giocare 10 o 20 minuti.
2- FC Barcelona (=)
Contro l’Olimpia si salva il solo Vesely, l’unico dei catalani in grado di impensierire la difesa milanese. 20 minuti pessimi, in cui il Barça soffre la difesa dell’Olimpia e non riesce a limitare l’attacco avversario. Fortunatamente (per loro) l’Olimpia è nota per questi improvvisi momenti in cui smette di giocare, esattamente quando dovrebbe dare il colpo di grazia. Il -4 finale a tabellone non inganni: la sconfitta è più netta di quanto sembri.
1- Real Madrid (=)
Un Madrid dai due volti. Nel primo tempo ha mostrato tutte le sue infinite qualità, mettendo tantissima pressione difensiva e trovando con continuità la via del canestro. Di fatti il +22 alla pausa lunga sembrava aver chiuso i giochi. Sembrava, perché l’Olympiacos è clamorosamente rientrato in partita, prima che il buon Campazzo decidesse di rimettere le cose a posto per i suoi. Un calo di concentrazione troppo appariscente che poteva costare molto caro.





