HomeIntervisteOne to one, Sfairopoulos: "Ecco perchè faccio i ritiri in Italia"

One to one, Sfairopoulos: “Ecco perchè faccio i ritiri in Italia”

Oly-Pana: storia, rivalità, palazzetti infuocati. Ci può raccontare un paio di aneddoti particolari durante quei derby? Devono essere folli, anche per un greco…

Il mio primo anno, nel 2015, abbiamo vinto il campionato sweepandoli in finale, la prima volta nella storia. Avendo vinto le partita anche in stagione regolare, quell’anno abbiamo chiuso 5-0 col Pana! L’anno dopo abbiamo vinto 3-1, con la vittoria decisiva a O.A.K.A., anxhe in questo caso per la prima volta nella storia dell’Olympiakos. Sono stati momenti storici per la società, momenti davvero indimenticabili!

La fine del suo periodo all’Olympiakos fu concordata? È stata dettata dalla volontà della società o una scelta personale?

Al quarto anno ho sentito che entrambi cercavamo qualcosa di diverso. Io come coach e l’Olympiakos come club volevamo proseguire lungo vie diverse: abbiamo mantenuto una bellissima relazione con tutti in società. Allenare quattro anni di fila al massimo livello è complicato: a un certo punto serve nuova linfa per crescere!

Dopo il Pireo, un altro grandissimo ambiente come quello di Tel Aviv. Ha portato il Maccabi da una situazione complicata praticamente ai playoff: che squadra ha trovato? Cosa ha cambiato in maniera decisiva la stagione?

Sono stato davvero onorato di aver allenato una squadra con così grande tradizione a livello europeo. Nel primo anno abbiamo quasi raggiunto la postseason, nella mia seconda li avevamo conquistati ma purtroppo il Covid ha bloccato tutto. L’Efes è stata sicuramente la squadra più penalizzata dallo stop forzato, ma la seconda era di sicuro il Maccabi! Eravamo qualificati già aritmeticamente ma non abbiamo avuto la possibilità di giocarcela! Quando sono arrivato in Israele la condizione psicologica della squadra non era delle migliori. A livello tattico, invece, ho lavorato in due direzioni diverse: ho insistito affinché si attaccasse con maggior ritmo e rapidità per sfruttare l’atletismo a disposizione e. contemporaneamente, la ricerca di una solidità difensiva. I giocatori hanno riposto molto positivamente: arrivando a novembre non siamo riusciti a recuperare il treno playoff per una sola vittoria. La pandemia, il budget ridotto, il palazzetto vuoto: il terzo anno al Maccabi è stato triste! Eravamo una squadra equilibrata ma non dalla chimica eccezionale: per questo motivo ho lasciato la squadra a febbraio. Al Maccabi ho vissuto bellissimi momenti con la squadra, il club, i proprietari, i tifosi: ho apprezzato e apprezzerò sempre tutto di quell’esperienza! L’amore e l’affetto dei tifosi si percepiva davvero molto.

Si dice che i tifosi del Maccabi siano i migliori del mondo. Probabilmente giochi 6vs5 quando si gioca a Tel Aviv… Può farci un esempio concreto dell’amore espresso dai tifosi per il Maccabi?

Ho vissuto momenti che non vivrò mai più nella mia vita, li terrò sempre nel mio cuore. Quando ho rinnovato il contratto, la partita successiva col Pana i tifosi hanno esposto uno striscione col mio volto, cantando il mio nome per tutta la partita. È stato davvero toccante!

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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