Prova quindi a immaginare tre giocatori della tua passata esperienza in EuroLeague che avresti criticato durante gli allenamenti e che ti avrebbe esaltato durante le partite, ma che non hai mai avuto l’occasione di allenare…
Beh, parlerò di tre giocatori che non ho mai allenato, ma che ammiro. Primo: Vasilīs Spanoulīs. Lo criticherei, anche adesso: “Ehi Vasilīs, sei stato un grande giocatore. Grande giocatore. Perché fai ora l’allenatore?” (ride, ndr) A parte gli scherzi, penso che Vasilis possa essere un grande allenatore perché sa molto di basket. Puoi parlare di basket con lui per ore.
Secondo: Mike James. Pensa a Pablo Laso che gli dice “Mike, forse è un brutto tiro”. Dirà: “Ehi Pablo Laso, guarda questo tiro. Lo metterò”. Ammiro Mike perché ha quella fiducia nel suo gioco. E mi piace molto allenare un ragazzo che è in grado di guardarti e dirti “Forse è un brutto tiro per te, ma è un buon tiro per me”.
Terzo che ammiro molto: Vasilije Micić. Ora in NBA non sta avendo i minuti che merita. Ma penso che abbia dominato l’EuroLeague negli ultimi 3, 4, 5 anni. Grande creatore, grande realizzatore, l’Efes è sempre stato al top grazie alle sue prestazioni.
La cosa divertente è che ho parlato di tre giocatori che giocano più o meno nella posizione in cui giocavo io. E questo parla della mia mentalità, orientata nel vedere la pallacanestro da quella posizione. Sicuramente Tavares è decisivo. Shengelia è decisivo in qualsiasi squadra in cui giocherebbe. Ma ammiro in particolare sempre cestisti che giocano nella posizione in cui giocavo io quando giocavo io. In Micić e Spanoulīs posso rivedere il mio gioco, ovviamente su un livello diverso e molto più alto.
A proposito di Spanoulis e coach alle prime esperienze, qual è il giovane allenatore più intrigante d’Europa che potrebbe raggiungere una squadra di EuroLeague in poco tempo? Forse dalla Spagna, dalla Germania, dall’Italia?
L’anno scorso non ho allenato. Puoi guardare le partite in un modo diverso, e molte volte vedi una squadra che non ti piace. Forse è perché non ti piace il modo in cui l’allenatore gestisce la squadra. Quell’allenatore è molto famoso e molto bravo, ma non ti piace. Vedi un’altra squadra che gioca molto bene, poi vedi quell’allenatore e vedi che sta gestendo la squadra nel modo in cui vuole. Con tutto il rispetto che ho per gli allenatori, posso piacermi di più o di meno. Rispetto sempre quello che fanno, perché non è facile allenare una squadra di persone. Magari quel coach che non ho apprezzato mi direbbe “Ok Pablo Laso, vai ad allenarli tu!”. Molto difficile dire quindi “Questo giovane allenatore sarà bravo in futuro”. Non lo so: è un’evoluzione continua gestire diverse personalità, gestire diverse squadre, continuare a studiare il gioco. Per me, il coaching è una questione di apprendimento quasi ogni giorno. Forse ora ti dico un allenatore che mi piace, e tra due anni non sarà così bravo. Penso che sia un processo per migliorare ogni giorno se vuoi essere un grande allenatore.

Allora tre allenatori che ti piacciono e basta?
Sono stato molto fortunato ad essere allenato da Željko Obradović. Ho imparato molto da lui. Sono stato allenato da Manuel Comas in diverse occasioni: un’altra scuola… Ho conosciuto Lolo Sainz in nazionale… Ho imparato davvero molto dagli allenatori per cui ho giocato. Questa domanda risale a quando giocavo e tutti mi dicevano “Dimmi qual è il tuo giocatore preferito”: non avevo un giocatore preferito! Mi piacerebbe tirare come Michael Jordan, ma non posso tirarla come Michael Jordan. Vorrei passare come John Stockton, ma non posso passare come John Stockton. Per me è sempre stata una questione di tirare fuori il meglio da tutti.
Ultima domanda: sei sembrato da subito entusiasta del tuo arrivo all’interno del sistema cestistico tedesco, non solo per i risultati della nazionale maggiore. Immagino che tu ne abbia avuto un’ottima impressione: cosa ti ha colpito della? Non solo a livello di campo, ma anche in tutto ciò che ruota attorno alle partite. Non solo pensando al Bayern, che partecipando a EuroLeague è una sorta di isola, ma pensando a tutta la BBL,..
Vincere la FIBA WC ha significato molto per la gente. Durante la pre-stagione siamo andati con i nostri tifosi a vedere una partita della nazionale tedesca. Il palazzetto era pieno, la gente faceva il tifo per la squadra. Si vedeva la passione. Ora lo vedo tutti i giorni quando giochiamo in trasferta. Le palestre sono piene, le persone sostengono la loro squadra. Ma il modo in cui sostengono Obst, Bonga e Giffey, nonostante siano rivali in quel momento specifico, parla molto bene della cultura. Sta sicuramente crescendo. E probabilmente i risultati stanno aiutando.
Quando vinci, e vinci una cosa importante come un campionato del mondo con il grande lavoro che ha fatto Gordon Herbert, diventa qualcosa che ti entra dentro. E penso che tu possa vederlo. Questa è una cosa che mi è piaciuta molto della pallacanestro tedesca: continuare a crescere, i tifosi spingono, ottengono risultati. Hanno scoperto negli ultimi anni che la pallacanestro è un grande sport. Stavo parlando di recente con Marko Pešić e ci ha detto “Abbiamo fatto il tutto esaurito nelle ultime 10 partite”: questo dice molto della squadra, del club, del lavoro e dei tifosi. Sono molto felice di farne parte, e spero che continui così.
