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Home Interviste

Pablo Laso: “Sapete la mia versione su Madrid, Bayern realtà importante” [Ita-Eng]

Massimiliano Bogni by Massimiliano Bogni
19 Lug 2023
in Interviste
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Pablo Laso
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All’Euroleague Coaches Board di Antalya abbiamo avuto la fortuna, innanzitutto di esserci, ma poi di poter intervistare tanti coach tra cui Pablo Laso. Con l’allenatore spagnolo abbiamo parlato della sua salute, di ciò che è successo al Real Madrid e la nuova esperienza al Bayern Monaco.
Nella prima pagina la versione in italiano, nella seconda la versione in inglese.

VERSIONE ITALIANA

Prima di tutto e soprattutto: come sta non il Laso coach ma il Pablo uomo? Fisicamente come si sente?

Tutto ok, mi sento bene. È stato un anno lungo per me perché da quando ho 16 anni ho vissuto la pallacanestro senza sosta, ora in uno staff tecnico e ancor prima come giocatore. Questo è stata la prima pausa annuale da un sacco di tempo, è stato davvero strano. Ho trascorso molto più tempo in famiglia, sono andato a diversi concerti e a molte partite di calcio, insomma, cose che nel corso degli anni non avevo più avuto occasione di fare. Adesso però non vedo l’ora, ho una voglia incredibile di tornare ad allenare!

È pronto? Ha visto molte partite di EuroLeague senza essere direttamente coinvolto nella competizione? Come giudica globalmente il livello della pallacanestro, tendenza, mode…

Alla fine si tratta sempre di basket. Ci sono nuove tendenza, è innegabile. La cosa positiva è che ho potuto guardare la partite senza scoutizzarle. Molte volte quando guardi una gara lo fai pensando alla tua squadra, al tuo staff e i tuoi giocatori, condizionato dalla pressione della partita. Mi ha aiutato ad avere una visione più realistica della pallacanestro perché, come dicevo a Xavi Pascual a settembre e lui mi aveva avvertito con “Pablo, se vedrai tutto quel che si può vedere finirai per impazzire!”, ho pensato che fosse megli essere più rilassato, guardando partite che si sono rivelate interessanti anche quando non pensavi potessero esserle: alla fine puoi imparare un sacco di cose da ogni partita! Ho visto partite bellissime con calma, al mattino, coi tempi giusti per imparare qualcosa. Mi sono concentrato sui giocatori con una predisposizione diversa rispetto a quella che avevo da coach.

Chi sono secondo lei, guardando partite di EuroLeague recenti, tre delle menti cestistiche più emergenti del panorama di EL? Come le vedrebbe integrarsi nel futuro? E, sempre a proposito di futuro, considerando la rinuncia di Gran Canaria dell’invito a partecipare alla prossima EL per questioni economiche, pensa che il format della competizione porterà a un miglioramento della stessa?

Già alla fine della stagione 2021/2022 e nell’ultima annata la guerra ci ha mostrato una competizione privata delle squadre russe. Abbiamo visto probabilmente la stagione più compatta: ci sono state tante squadre con grandi roster, una grande competitività durante tutto l’anno. D’altro canto abbiamo visto anche alcune lacune e difficoltà a cui dobbiamo in qualche modo porre rimedio. Penso che il futuro di EL sia un futuro radioso perché le partite hanno un grande seguito di tifosi e gli appassionati godono di un torneo equilibrato. Ma penso che questo possa essere un anno da cui imparare molto per migliorare.

Adesso, è il caso di dirlo, Pablo Laso inizierà a esplorare un universo sconosciuto. Una carriera da giocatore e da allenatore vissuta quasi totalmente in Spagna, ora sarà head coach del Bayern Monaco. Quali sono le sue aspettative? Ha già una chiara visione su quale forma prenderà il roster che vuole costruire o, date le passate esperienze, pensa che qualsiasi idea attuale verrà ribaltata dal mercato?

Le aspettative sono molto alte. Quando hai a che fare con una squadra come il Bayern sai che andrai incontro a un grande brand, un club conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Nel passato era più concentrato sulla sezione calcistica ma ora anche la pallacanestro gioca un ruolo importante nell’economia del club. Abbiamo una solida fanbase e una struttura della rosa altrettanto stabile, vogliamo continuare a crescere come squadra. di fronte a noi vedo un grandissimo futuro, giocheremo nella nuova Arena spero nel giro di un anno. È una sfida intrigante per la squadra, i tifosi, la città, il club e ovviamente anche per me. Allenerò per la prima volta all’estero ma la pallacanestro è lo stesso sport a prescindere dal posto nel mondo in cui si gioca. Per fortuna ho già viaggiato e fatto esperienze al di fuori della Spagna nella vita, in Italia (Trieste) e negli States, non arriverò completamente impreparato. Trovo che il Bayern ha un buonissimo core di giocatori che sono insieme da diversi anni e ne aggiungeremo altri che dovranno subito capire che stanno giocando per il Bayern Monaco, al massimo livello!  Dovranno mettere in mostra la loro mentalità e il loro essere un team vincente sin dal primo minuto. Questo è un punto che vorrei mettere subito in chiaro: questa è la mia ambizione come coach ma so che non sarà facile. Abbiamo una sfida grande davanti a noi. è molto presto, ovviamente, per sapere che squadra riusciremo a formare durante l’estate ma saremo di sicuro molto competitivi.

Nel 2023, al momento della costruzione del roster, quanto è importante considerare la fisicità e l’atletismo dei palleggiatori e degli esterni?

Negli ultimi anni la pallacanestro ha cambiato faccia. Quando ho iniziato ad allenare il Real eravamo soliti giocare circa 50 partite a stagione, ora ci si aggira sulle 80. Le squadre che competono per tutti i trofei hanno bisogno di gambe fresche, pronte a giocarsi qualcosa tutte le sere. In Europa non c’è un’unica competizione avente Regular Season e Playoffs: c’è una competitività massima sin dall’inizio nelle coppe nazionali, nei campionati domestici e in EuroLeague. In più, i giocatori rappresentano anche la propria Nazionale nei vari tornei. Il totale è attorno alle 100 partite! Ciò ha chiaramente cambiato il gioco: è importante, nel momento in cui si costruisce il roster nella testa, avere l’idea ed essere pronti a dire chi potrà giocare tutte le partite e chi solo alcune. Devi sapere se potrai chiedere a un giocatore uno sforzo per 3 partite a settimana, quanto potrà tenere questo ritmo, come gestirà eventuali infortuni. Bisogna tenere in considerazione tutte queste dinamiche, non potendo nascondere la centralità dell’esperienza e della conoscenza del Gioco. facile, no?

Media e giornalisti raccontano la pallacanestro con occhio esterno, mentre allenatori e giocatori la pallacanestro la fanno. Lo stesso oggetto, ma visto da due punti di vista differenti. Lei conosce meglio di chiunque altro la pressione generata dalla cosiddetta stampa in quanto ex coach del Real. Come può migliorare il nostro rapporto per creare un prodotto migliore? Come possiamo aiutarci a vicenda?

Per quanto mi riguarda, nella vita non ho mai avuto dei media contro di me. Mai. Se vogliono esserlo è un loro problema, non mio! Sono dell’idea che i media vogliano aiutare la pallacanestro. Se non è intenzione di qualcuno farlo, ecco dov’è il problema. Il mio problema è avere a che fare coi miei giocatori, vincere le partite e far sì che sia la pallacanestro a determinare il lavoro dell’organizzazione e non la stampa. Io sono disposto ad aiutare i media ma non ho bisogno di un vostro aiuto! Non posso sedermi di fronte a voi e dire “Vi prego, aiutatemi a vincere!”. Sarebbe davvero stupido. La stampa deve parlare di ciò che vede. Ho il potere di cambiarlo? No. La mia relazione con voi è sempre stata buona perché non ho la pretesa di farvi capire cosa vedo io come lo vedo io. Siamo esseri umani, abbiamo idee diverse ma dobbiamo capire e ascoltarci a vicenda. Quante volte ho sentito un coach dire “Non leggo quello che scrivono su di me”? dai su, facciamo i seri, sono c*zzate! Non è vero! Non esiste nessun coach o giocatore che non sa ciò che dicono o scrivono di lui. Lo riesci a sentire persino sugli spalti, se ti fischiano o ti applaudono. Mi piacerebbe che tutti amassero Pablo Laso ma so che è impossibile. Non sono preoccupato per questo, sono preoccupato della squadra e dei miei giocatori. Non ci si può immedesimare in qualcun altro e cambiare quello che vede e come mi vede. Se indosso una maglia bianca e dico “Ho una maglia nera” non puoi dire “Vero!”, devi dire “Stupido”.

La sua partenza dal Real Madrid è stata probabilmente raccontata male da parte della stampa e dei reporter. Forse nessuno ha ancora compreso le vere ragioni celate dietro quella decisione. Di chi è la responsabilità? Sua? Del club? Degli organi d’informazione?

Io la mia spiegazione l’ho data, dovete chiedere al club! Sono stato abbastanza chiaro: quando ho iniziato ad allenare 20 anni fa sapevo che sarei potuto essere esonerato, così come sapevo che da giocatore mi è capitato di essere tagliato. Fa parte del gioco, dobbiamo fare lo sforzo di comprenderlo. Non ho nient’altro da dire, altre domande devono essere poste al club nel caso. Che cosa posso dire? Mi hanno detto “Non allenerai più il Real”, punto. Da quel momento ho iniziato a pensare al futuro e quali sarebbero state i miei ruoli in futuro. Era d’altronde l’unica cosa che potevo fare, non potevo cambiare il corso dei fatti. È la realtà e questa dobbiamo vivere!

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Tags: Bayern MonacoPablo LasoReal MadridTurkish Airlines Euroleague 2023/2024
Massimiliano Bogni

Massimiliano Bogni

Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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