Un paio di ragazzi kenyani ribollenti di entusiasmo; un quintetto di egiziani che paiono animati da un tic incontrollabile e si tolgono le scarpe ai piedi il prima possibile in qualsiasi contesto e compagnia; una comitiva di lituani che se si considerassero solo i connotati del volto li si potrebbe scambiare per un raduno di gemelli omozigoti; dieci teenager turchi che camminano sulla sottile linea di confine tra l’eccitazione per seguire i consigli dei maestri del Gioco, la difficoltà nel comprendere le loro indicazioni in una lingua che non masticano per nulla, la compassione generata dagli errori causati dal dare per scontate alcune cose che, non allenando professionisti di estrema qualità, scontate non sono e la gratificazione di tutti i professori universitari della facoltà di Pallacanestro che li hanno sfruttati come cavie per gli esperimenti da mostrare agli studenti sulle gradinate.
Sembra l’inizio di una barzelletta contorta e complessa, in realtà sono alcune delle figure che hanno riempito la tela dipinta dal 2023 EuroLeague Head Coaches Board Congress di Antalya.

Una full immersion di 4 giorni tra panel di discussione con poltrone e tavolini piantati in mezzo al parquet e masterclass di coach e assistenti con proiettore e telo calato dal soffitto della palestra e due quintetti del settore giovanile della selezione locale a prestare i propri corpi alle indicazioni tradotte loro dal proprio allenatore. I protagonisti, però, sono loro. O meglio, è lei. La figura del coach, in tutte le sue sfumature, di EuroLeague. Presenti più della metà degli allenatori dell’ultima stagione di EL, assistenti e capi allenatori anche della sorella minore EuroCup, il Congress è l’unico momento dell’anno in cui si ha un contatto effettivo tra l’associazione e i suoi membri.
Tutti gli Alumni del Board hanno così l’opportunità di vedere, toccare con mano e parlare con le menti e i personaggi che determinano la pallacanestro europea. E, come si è soliti dire, incontrare i propri idoli non è mai come ci si aspetta. Ce li si immagina come entità intoccabili ed eteree, come se la parola “coach” rappresenti un’opera artistica che si può solo fotografare, rigorosamente senza flash, e non una persona come ognuno dei presenti sugli spalti di Antalya. Come tutti, ma con un qualcosa in più o di diverso, percepibile solo se si ha la fortuna di avvicinarsi e fare breccia nell’aura che si è loro (auto)imposta.
Relativamente reduci dall’esperienza lituana delle Final 4 di Kaunas, EuroLeague si dimostra un’organizzazione che non bada a spese. O meglio, offre opportunità e servizi per cui fanno passare in secondo piano il temporaneo prosciugamento del portafoglio che comporta sfruttare l’occasione.
Per noi comuni mortali è complicato allontanarsi dal pensare “Una volta nella vita si può fare” ma, stando almeno alla promessa di Aris Barkas e dell’ufficio comunicazione dell’EHCBC , il processo per un’offerta più sostenibile per tutti, a livello economico e logistico (Antalya, non esattamente la più collegata delle città europee), è già iniziato. Per questa volta ci si limita a una smorfia di sofferenza quando il bonifico per viaggio e pernottamento e si vola in Turchia. Potremmo parlare delle notti passate a fare scalo in giro per gli aeroporti europei, neonati urlanti per tutta la durata dei voli e problemi ai freni spiegati da assistenti di volo rigorosamente in ungherese perché guai a tradurre in inglese per chi non mastica il magiaro, ma questa “è un’altra storia” (cit).
In linea teorica non dovrebbe esserlo, ma il 2023 EuroLeague Head Coaches Board Congress di Antalya è un’esperienza fuori mercato, anche nel bene. Nel bene perché la Gloria Sports Arena, la cui definizione di “complesso per allenamento multi sportivo internazionale” è quantomai riduttiva, è una struttura fuori mercato. Per qualsiasi sport ci sono campi, spogliatoi, spazi e attenzione inconcepibili alle nostre latitudini, a maggior ragione a livello privato.
Il ristorante al pian terreno, che non dovrebbe essere esattamente la prima cosa che balza alla mente se si parla di un resort dove è lo sport e la multidisciplinarietà a farla da padrone, è il perfetto esempio della cura e dell’abbondanza. Se esistesse mai uno sfortunatissimo essere umano allergico o intollerante al 90% degli alimenti commestibili, qui troverebbe il restante 10% senza battere ciglio, e certamente non andrebbe a letto con la fame.





