Tre paragrafi e non si è ancora accennato all’evento per cui si è deciso di immergersi nell’umidità insostenibile del sud della Turchia, dove anche solo 10 minuti all’ombra dialogando con Carlo Finetti su Alessandro Gentile e Matteo Boniciolli si trasformano in una sauna a cielo aperto e dove l’alternanza tra le gocce prodotte istantaneamente dalle ghiandole sottocutanee e le docce richieste per levarselo dall’epidermide fa perdere la cognizione tra quando si è sudati e quando si è bagnati. L’attesa del piacere è essa stessa il piacere, non diceva d’altronde Lessing?
4 giorni di fronte e al fianco dei coach di EuroLeague sono una continua negazione e affermazione di totem e tabù. In alcuni momenti si scorge l’irreplicabilità di certi personaggi: la maniacalità e il carisma di Sergio Scariolo, che si presenta con 70 clip, ognuna con una propria peculiarità, della stagione della Virtus in tema “attacco dal post” o le specifiche azioni che Obradovic dal campo e Marko Simonovic sulla tribuna ricordano dai recenti derby di Belgrado.
In altri è invece l’umanità a erompere e tracimare, facendo sembrare una cosa normale portare un blocco a cui Pablo Laso passa sotto per spiegare un aggiustamento della propria difesa a un giovane coach nel corridoio della hall, passare una polo a Erdem Can che vuole cambiarsi dopo la masterclass tenuta in chiusura di evento, apprezzare come Giannis Sfairopoulos preferisca spalmare la salsa sul pezzetto di una polpetta che giurano tipica della ragione di Antalya già tagliato e non viceversa.
Certi atteggiamenti e comportamenti sono una rottura con la convenzione del quelli sono di un altro livello, come quando Stefanos Dedas (attuale assistente di Itoudis al Fener) mette a disposizione una chiavetta e una mail per ricevere un WeTransfer con l’intero playbook dell’attacco dell’Hapoel Holon 2021 o quando Erdem Can si offre spontaneamente di alzarsi dalla tribuna e tradurre simultaneamente 90′ di masterclass di Karaicic dall’inglese al turco vista la momentanea assenza del coach dei ragazzi di Antalya. Altri ne sono ulteriore riprova, a conferma di quanto sia difficile cambiare e mettere in discussione un privilegio di cui si gode.
Il botta e risposta Messina-Itoudis è inserito in un dibattito con Sreten Radovic e Ioannis Foufis, giunti ad Antalya in rappresentanza degli arbitri di EuroLeague, dove entrambe le parti si professano a parole disposte a fare un passo indietro ma nei fatti è ancora lontano il compromesso, dove entrambe riconoscono il “Siamo esseri umani: sbagliamo noi, possono sbagliare anche loro” ma l’errore altrui è sempre più grave del tuo. Lo sguardo sconsolato di Mateo nel dirti “Guarda, puoi intervistarmi ma a patto che non mi fai domande sul Real Madrid, la società non me lo permetterebbe” parla di un barriera che umanamente sono gli allenatori stessi a voler superare ma che ontologicamente i club fanno fatica ad abbattere nei confronti dei media.





