La parabola dell’Icaro di Trapani o il cammino lento ma costante della tartaruga della Pallacanestro Varese, secondo il vecchio adagio chi va piano va lontano?
La fine ingloriosa degli Shark di Valerio Antonini è un monito forte su quanto possa essere effimero un progetto sportivo fondato sul mecenatismo. Ecco l’analisi proposta da La Prealpina
In 31 mesi da patron, Antonini ha:
vinto l’A2 al primo anno
portato il club in Europa al secondo
ed è stato cacciato dalle istituzioni a metà del terzo (con strascichi legali ancora aperti)
Un’ascesa vertiginosa seguita da una caduta altrettanto rapida.
Trapani: risultati immediati, costi altissimi
Sia la Trapani semifinalista del 2024/25, sia quella capace di vincere 8 partite su 9 nel primo terzo della stagione in corso, viaggiavano su un monte-stipendi compreso tra 3,5 e 4 milioni di euro.
Una cifra:
3-4 volte superiore a quella dell’Openjobmetis Varese
stimata in 3,6 milioni netti per il roster iniziale degli Shark
Varese e il principio dei “passi secondo la gamba”
Varese, invece, ha mosso i suoi passi solo quando ha avuto certezza di poterseli permettere.
È la sostenibilità, parola chiave più volte evocata da Luis Scola, a guidare l’azione dell’a.d. biancorosso.
Pallacanestro Varese: un monte ingaggi da 1,3 milioni di euro
Il monte-stipendi dell’Openjobmetis, poi aumentato con gli inserimenti di Iroegbu e Stewart per Moody.
Il recente upgrade, reso possibile dall’aumento di capitale, ha comportato un incremento stimato di almeno 20 mila dollari mensili sul rateo salariale. Un investimento mirato, non una fuga in avanti.
“Un Antonini varesino”? Il tempo dà ragione a Scola
Nel periodo più complicato dell’era Mandole, parte della tifoseria arrivò a invocare un ipotetico “Antonini varesino”.
Oggi, però, il tempo sembra dare ragione al General.
Durante il convegno di venerdì scorso su passato, presente e futuro dello sport cittadino, Scola è stato netto:
«Il modello basato sui mecenati non ha futuro e va cambiato.
Grazie anche a NBA Europe stanno arrivando investimenti stranieri: noi cerchiamo di anticipare un modello all’americana basato sulla sostenibilità»
Mecenati contro proprietà diffuse
Il basket italiano è oggi spaccato in due.
Da una parte i club con presidenti-mecenati, spesso anche main sponsor:
Armani Milano
Zanetti Bologna
Gavio Tortona
Brugnaro Venezia
Ferrari Brescia
Vanoli Cremona
le new-entry Rizzetta (Napoli) e Matiasic (Trieste)
Dall’altra le realtà fondate su proprietà diffuse:
Varese
Trento
Cantù
Treviso
Qui non c’è un unico finanziatore, ma una pluralità di soci che contribuiscono alla raccolta delle risorse.
L’aumento di capitale da 4,8 milioni di euro
L’aumento di capitale di Varese, che ha ampliato il volume di fuoco sul mercato e la competitività del roster.
Il precedente dei Roosters e la visione a lungo termine
Così come i Roosters della Stella furono un modello vincente — Scudetto con metà del budget di Virtus e Fortitudo grazie alla multi-sponsorizzazione — anche la Varese di Scola può diventarlo, investendo non solo sui giocatori, ma sulla struttura.
«Aumentare i ricavi, anche migliorando gli impianti, è la base della sostenibilità.
Non so quando Varese potrà competere per vincere, ma il basket europeo cambierà nei prossimi dieci anni e vogliamo farci trovare pronti».
Risultati subito o continuità nel tempo?
La sostenibilità non sempre coincide con il successo immediato, ma garantisce continuità.
E allora la domanda resta aperta:
mentre Varese costruisce basi solide, quante altre Trapani nasceranno… e poi spariranno?





