HomeEuroLeaguePanathinaikos e Bodiroga: la rimozione dello striscione apre una frattura storica

Panathinaikos e Bodiroga: la rimozione dello striscione apre una frattura storica

La rimozione dello striscione dedicato a Dejan Bodiroga dal tetto del T-Center, avvenuta dopo il derby con l’Olympiacos, ha riaperto il dibattito sul rapporto tra la leggenda serba e il Panathinaikos. Non è solo una questione con l’attuale dirigenza, ma la decostruzione di un legame che sembrava inscalfibile.

Togliere uno striscione dal tetto di uno stadio non è mai un gesto banale. È un atto di protesta simbolica. Quando quello striscione raffigura l’uomo che ha contribuito a definire il DNA vincente del Panathinaikos moderno, il significato si amplifica enormemente.

Dopo la sconfitta contro l’Olympiacos in trasferta alla 30ª giornata di Eurolega, il club ateniese ha deciso di rimuovere il telo che ritraeva Bodiroga mentre solleva la coppa dell’Eurolega 2000 conquistata a Salonicco. Una decisione nata dalla rabbia per l’arbitraggio e dal conflitto con il ruolo attuale di Bodiroga come presidente dell’Eurolega, ma che contraddice una storia d’amore sportivo un tempo indistruttibile.

Non era nemmeno la prima volta che quello striscione finiva al centro delle polemiche. Già nella scorsa stagione, durante i playoff con l’Anadolu Efes, Dimitris Giannakopoulos aveva chiesto la sua rimozione tramite Instagram, dopo un episodio arbitrale che aveva penalizzato ingiustamente Kendrick Nunn su un contatto con Vincent Poirier.

L’amore nato in 48 ore

Tutto cominciò nell’estate del 1998. Pavlos Giannakopoulos convinse Bodiroga a vestire la maglia verde in meno di 48 ore. Lo stesso Bodiroga ha ammesso che la passione e la visione del patron furono determinanti nella sua scelta.

Nei quattro anni ad Atene (1998-2002), vinse tutto: 2 Euroleghe (2000 e 2002), 3 campionati greci (1999, 2000, 2001), Final Four e titoli di MVP delle finali. Momenti indimenticabili per i tifosi: il campionato del 1999 alla SEF, l’Eurolega del 2000 a Salonicco e il trionfo del 2002 a Bologna contro il Kinder di Ettore Messina e Manu Ginobili.

Il 18 marzo 2004 Bodiroga tornò come avversario con il Barcellona e 800 persone gridarono “riportate indietro Dejan Giannakopoulos”, con lui visibilmente emozionato e commosso. Per Bodiroga il Panathinaikos non era solo un lavoro, ma una famiglia, e ha parlato più volte con emozione dei due leader storici del club: “Per queste persone, dai tutto. Due persone pure e meravigliose”.

La frattura definitiva

Oggi la situazione è molto diversa. L’ascesa di Bodiroga alla presidenza dell’Eurolega ha alterato gli equilibri e lo ha portato in conflitto diretto con Dimitris Giannakopoulos. Quest’ultimo, in occasione del quarto torneo “Pavlos Giannakopoulos”, commentò:

“Di solito i cambiamenti sono fatti per il meglio. Dejan Bodiroga è passato alla storia come atleta, ma anche per il suo ethos. Voglio credere che sarà in grado di passare alla storia anche come fattore determinante.”

L’insoddisfazione covava da tempo, fino alla dichiarazione del 2024: “Ho una cosa da dire, che si vinca o si perda: dalla mafia di Bertomeu siamo passati alla mafia di Bodiroga.”

La rimozione dello striscione segna così il culmine di una tensione che era iniziata durante i playoff del 2024 contro l’Efes, ma che è esplosa definitivamente a marzo 2026. La fine, almeno simbolica, di un amore che sembrava eterno.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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