Sono passati quasi due mesi da quando la notizia degli incontri tra Paul Matiasic e le istituzioni romane — in particolare il sindaco Roberto Gualtieri — ha scosso l’ambiente della Pallacanestro Trieste. Non era una sorpresa totale: l’avvocato di San Francisco aveva già fatto capire che senza un contributo significativo dal territorio, il suo impegno avrebbe potuto ridimensionarsi. Eppure il colpo è stato duro, nei modi e nei contenuti come riporta City Sport nel suo articolo odierno.
A distanza di cinquanta giorni, la domanda che rimane aperta è semplice: cosa si è fatto, concretamente, per costruire una via d’uscita? Al di là delle dichiarazioni di febbraio e delle prese di posizione politiche, la sensazione è che si sia rimasti fermi al punto di partenza.
Politica e istituzioni: tanto rumore, pochi fatti
A febbraio era arrivato un diluvio di dichiarazioni. Poi, quasi il silenzio. Il sindaco Roberto Dipiazza aveva subito preso posizione contro Paul Matiasic, con un messaggio netto: se vuole andarsene, si riparte da zero con imprenditori locali. Anche il governatore Massimiliano Fedriga sembrava intenzionato a occuparsi della questione, ma da allora si attende ancora un segnale concreto dalla proprietà biancorossa. Nel frattempo, lo striscione in Curva Nord — “Pallacanestro Trieste patrimonio della città” — fotografa bene il sentimento popolare, ma rischia di restare solo uno slogan.
Finché la società esiste e Paul Matiasic non annuncia ufficialmente l’intenzione di andarsene, c’è poco da fare sul piano formale. Ma aprire un confronto pubblico con i soggetti potenzialmente coinvolgibili in un ipotetico piano B potrebbe almeno scuotere questa sensazione di apatia generale.
Sponsor locali e imprenditoria: l’assenza che pesa
Il nodo più critico riguarda proprio la classe imprenditoriale cittadina. Nell’anno in cui la Pallacanestro Trieste ha alzato il proprio profilo, le sponsorizzazioni sono calate — e questo ha rappresentato, per Paul Matiasic, un motivo in più per guardare altrove. I primi sondaggi istituzionali sembrano essere naufragati, con diverse aziende che avrebbero declinato l’invito a entrare in un pool di salvataggio. Il famoso consorzio dell’1%, che aveva fatto parlare di sé, è rimasto per lo più silente. Nelle ultime ore è arrivata la promessa di fare chiarezza a breve, non appena arriveranno notizie più definite dagli Stati Uniti.
Sul fronte tifoseria, il sostegno in questi due mesi difficili è stato costante e per certi versi commovente. Qualcuno, però, si sarebbe aspettato una posizione un po’ più intransigente nei confronti della proprietà. Un segnale più energico — civile e garbato, ma chiaro — avrebbe forse meritato di essere messo in agenda. Il rischio concreto, altrimenti, è di perdere il giocattolo preferito con il sorriso sulle labbra.
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