HomeLega BasketPeppe Poeta e il Triplete con l'Olimpia Milano: la forza della normalità

Peppe Poeta e il Triplete con l’Olimpia Milano: la forza della normalità

Meno di duecento giorni per costruire qualcosa che molti allenatori non riescono a costruire in un’intera carriera. Peppe Poeta ha vinto il triplete italiano — Coppa Italia, Supercoppa e campionato — dopo aver preso la panchina dell’Olimpia Milano il 24 novembre, subentrando a Ettore Messina. Una storia che ha del clamoroso, eppure Poeta la racconta a Il Foglio con una semplicità disarmante.

La decisione di affidargli la guida tecnica fu presa anche da Leo Dell’Orco. Una scommessa, sulla carta. Un allenatore che aveva lavorato con ragazzi tra i 14 e i 18 anni ai tempi di Andrea Capobianco, con 120 presenze in nazionale da giocatore e nessun titolo di garanzia da head coach ad alto livello. Ma con qualcosa di difficile da misurare:

“Non sono mai stato un giocatore di talento straordinario. Credo davvero che la determinazione possa battere il talento quando il talento non è accompagnato dalla stessa fame.”

Sul profilo WhatsApp tiene una frase di Muhammad Ali: “The will must be stronger than the skill”. Non è un caso.

Poeta e la strada verso la panchina

A convincerlo che quella potesse essere la sua direzione furono due persone: Ettore Messina e Gianmarco Pozzecco. Fu proprio Pozzecco a trasmettergli fiducia, a fargli credere concretamente di poter reggere certi livelli. Poeta racconta che, mentre si avvicinava il momento del ritiro, aveva in mente percorsi diversi, ma alla fine la panchina ha prevalso su tutto.

Nel suo curriculum c’è anche una partita di calcio giocata accanto a Cristiano Ronaldo, quando entrambi erano a Torino. Un dettaglio che dice molto di chi sia Poeta fuori dal parquet:

“Sono un italiano medio e non mi vergogno. Amo il calcio, il tennis, la pallavolo, la musica italiana e il karaoke.”

Questa normalità, lungi dall’essere un limite, sembra essere uno dei suoi punti di forza. Niente maschere, nessuna costruzione artificiosa dell’immagine:

“Non esiste una sola strada per il successo: l’importante è non indossare mai la maschera.”

Gestire l’Olimpia, guardare all’Europa

Tra i giocatori arrivati all’Olimpia figurano RJ Cole, Darius Thompson, Devon Hall, Jason Burrell, Nikola Akele e Alec Peters. Sul fronte delle uscite, le avversarie europee hanno già iniziato a pescare: Brooks va all’Asvel, Nebo al Barcellona, LeDay al Partizan, mentre Ellis torna in NCAA, Mannion va a Roma e Shields lascia anch’egli il club.

Poeta non si nasconde sulle ambizioni continentali:

“L’obiettivo in Europa sarà entrare nei primi dieci. Sappiamo che sarà difficile.”

Sul metodo, cita Antonio Conte e Carlo Ancelotti come esempi opposti che portano entrambi al successo, per spiegare che non esiste un modello unico da replicare. “L’allenatore deve essere bravo a cucire il vestito migliore sui giocatori che ha”, dice. E aggiunge che nelle grandi squadre vincere diventa più un sollievo che una gioia, ma che la pressione resta comunque un privilegio.

Alla fine, quello che emerge è un allenatore che ha trovato il suo equilibrio senza cercare di somigliare a qualcun altro: “Il mio sogno è continuare a vivere il sogno che sto vivendo”, chiude Poeta. Difficile dargli torto.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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