I Knicks sono sempre gli stessi. O quasi. A distanza di pochi mesi dal leggendario titolo dopo 53 stagioni di attesa, infatti, era difficile aspettarsi un cambiamento radicale, tanto più che il roster è rimasto pressoché identico, così come la guida tecnica di Mike Brown. Il quasi sta principalmente nella “variabile Drummond” già molto incisiva in questa opening night al Madison, tradotta nel risultato finale con i nuovi Sixers di LeBron James. Sconfitta interna, attenzione però, da prendere sia con le pinze che con le molle insieme, dato che ovviamente è solo la prima di 82, ma anche perché non testimonia di per sé un downgrade nella scelta soprattutto di cambiare il centro dello scorso anno Mitch Robinson con l’ex giocatore proprio di Philadelphia.
Classico inizio con le marce basse per New York
New York inizia lenta come ci ha ormai abituato nell’incredibile filotto trionfale di vittorie degli scorsi playoff, giustificata stavolta anche da un’infinita cerimonia di consegna degli anelli, ma inizia a comandare le operazioni già dal primo quarto con la sicurezza dei campioni in carica. Il fattore principale è proprio Andre Drummond che, a dispetto di un aspetto fisico che lo fa apparire fuori forma, si permette persino una stoppata nel duello con un Embiid in apparenza realmente un po’ imballato e mette a referto già 6 punti a fine quarto d’apertura, con anche un rimarchevole 2 su 4 dalla linea della carità. Non un granché come percentuali, certo, ma anche un onesto 50 per cento può risultare un passo avanti rispetto al Robinson dell’anno scorso, troppo spesso vittima dell’“Hack-a-Mitch” per via delle sue statistiche terrificanti ai liberi. I primi 12 minuti si chiudono col “solito” buzzer beater dell’MVP Jalen Brunson, notizia che da tempo, in senso buono ci mancherebbe, non fa più fermare le rotative.
Un finale di tempo con qualche certezza in meno per i Knicks
Drummond apre il secondo quarto ancora sugli scudi con un tap in dei suoi, mettendo già a segno una doppia doppia all’esordio stagionale che fa sensazione e aiuta i Knicks a stare davanti. La squadra di Brown ci rimane saldamente fino all’intervallo lungo, anche se i Sixers iniziano a macinare qualche giocata da highlight come la stoppata di Maxey su Shamet e un paio di bei canestri di Jaylen Brown, in uno dei quali servito da un grande assist di King James, seppur aiutato dal Mar Rosso difensivo di NY. Nonostante il vantaggio, dunque, a fine primo tempo oltre alla sirena suona anche qualche campanello d’allarme per i padroni di casa.
Il primo allungo di Philadelphia
Il terzo quarto scivola via sui binari dell’equilibrio, con da segnalare giusto il ritorno consistente a referto di un LeBron fin lì abbastanza silenzioso, che improvvisamente mette tre canestri in fila, e qualche bella giocata di Karl-Anthony Towns, sempre comunque alle prese coi suoi soliti problemi di falli ingenui e inutili flops. La prima spallata importante alla gara però, anche un po’ inaspettatamente visto il trend fino a quel momento, la da Philadelphia: a fine quarto infatti è soprattutto Brown Jaylen a salire in cattedra con due canestri importanti, il secondo con una splendida tripla fuori equilibrio sulla sirena a seguito di un’altra ingenuità dei Knicks, che fanno entrare il team di Nick Nurse in campo per il quarto decisivo con un massimo vantaggio fino a quel momento di 7 lunghezze.
I Sixers si prendono la vittoria
Dopo un paio di volate a canestro di Maxey, il local boy Jose Alvarado prova a incendiare il Madison nel quarto decisivo con un recupero e una tripla tutto cuore delle sue. E’ a questo punto che pensiamo di assistere a un copione già visto: uno Spike Lee in versione gangster anni ‘20 si alza in piedi dalla prima fila e noi ci sediamo idealmente a sgranocchiare popcorn insieme a Tracy Morgan, pronti ad assistere all’ennesima rimonta bluarancio. I Knicks però, hanno fatto i conti senza l’oste. Il nuovo superteam di Philadelphia ha finito di scaldare il diesel, e attinge anche dalla panchina per assestare il knock out definitivo alla partita: è infatti grazie anche a due triple importantissime del vecchio alfiere per l’ultimo titolo di James a LA Kentavious Caldwell-Pope che i Sixers piazzano l’allungo finale, completato da una schiacciata del redivivo Edgecombe, fino a quel momento poco incisivo, e dalla fuga per la vittoria dopo la palla rubata del solito fulmine Tyrese Maxey.
In conclusione
Tirando le somme la nuova Phila fa paura, ma i Knicks nonostante la sconfitta potrebbero aver fatto comunque un passo avanti nel roster soprattutto sotto canestro, con un Andre Drummond apparso utile e “sul pezzo”. Le variabili, però, sono infinite. Le due principali? Rispettivamente la carta d’identità di LeBron James alla voce “data di nascita” e l’incostanza dimostrata in carriera dal giocatore ex fra le altre dei Detroit Pistons. Non resta che attendere. Siamo pur sempre a Ottobre.






