I Philadelphia 76ers soffrono terribilmente ma alla fine portano via la vittoria dalla Gainbridge Fieldhouse di Indianapolis. Potrebbe sembrare preoccupante il modo in cui gli uomini di Nick Nurse espugnano il parquet dei Pacers, una squadra che viene da una disastrosa stagione di transizione e che inizia il nuovo anno con ancora molti dubbi e molti infortunati, su tutti ancora la star Tyrese Haliburton stavolta per un lieve problema alla coscia. La verità però è che, a dispetto del risultato ottenuto sudando le proverbiali sette camicie, il nuovo super-team dell’NBA sembra rispettare tale definizione, poiché costruito per essere coperti in tutti i ruoli e non solo ammassando All-Star a caso come altre fallimentari squadre del passato.
Il nuovo equilibrio dei Sixers
Appare come normale amministrazione il gioco poco fluido e continuo nell’arco dei 48 minuti, dato che, non solo a causa della sempre polarizzante presenza di LeBron James, gli equilibri sono cambiati di parecchio rispetto a pochi mesi fa. Il Re infatti, almeno in queste prime partite in cui in emergenza ne ha giocata persino una da centro, ha paradossalmente meno la palla in mano, venendo addirittura battezzato sulla linea del tiro da tre punti in più di un’occasione, almeno in questo match dalla “ottimista” difesa di Indiana. I giocatori chiave nella gestione dei possessi sembrano essere quindi soprattutto i due già presenti l’anno scorso, ovverosia Joel Embiid e Tyrese Maxey. Sul centro camerunese naturalizzato statunitense, similmente al discorso su James relativo all’età, l’unico dubbio è la tenuta fisica. Per motivi diversi ma di natura simile infatti, i due hanno già saltato un paio di back to back, e coach Nurse si affida alla sua nuova croce che sfoggia intorno al collo per evitargli malanni da qui a, si spera, giugno. Alle loro spalle non si trova una panchina nutrita, che al netto del buon inizio di Anfernee Simons che anche a Indiana piazza venti punti di importanza capitale dimostrando una mano che non trema soprattutto dall’arco, si configura come davvero poco incisiva, anche per via di qualche infortunio che comunque sta colpendo molte squadre della lega (che rifletta Adam Silver, 82 sono troppe). Diverso il discorso per un Maxey che si sta rivelando sempre più mortifero nelle sue volate a canestro nei momenti decisivi, ancor più “liberato” da un quintetto che gli avversari sono sempre costretti a rispettare in ogni suo componente o ad accettare di pagarne il relativo dazio, come hanno fatto i Pacers in alcuni possessi di questa partita. E’ questo sicuramente il dato più promettente, visto che con la presenza di più bocche da fuoco e l’intelligenza di giocatori di sistema come Jaylen Brown il furetto col numero 0 è libero di scorrazzare, anche se certamente uno schema che preveda un semplice isolamento continuo negli ultimi minuti del giocatore proveniente da Kentucky alla lunga non pagherà. Sono con ogni probabilità fisiologici gli adjustments che dovranno operare i Sixers, dato che il potenziale rimane spaventoso non tanto per i nomi dei titolari in sé, quanto per il loro assortimento complementare che sembra aver bisogno solo di essere rodato. Unico che al momento appare leggermente “adombrato” dalla rivoluzione philadelphiana sembra essere VJ Edgecombe. Per un giocatore esplosivo come lui infatti essere meno coinvolto può risultare poco fruttifero, ma il ragazzo bahamense ha la testa ben piantata sulle spalle e saprà sicuramente ritagliarsi un ruolo più da comprimario rispetto alla scorsa stagione, come dimostrano anche soprattutto un paio di possessi difensivi in questa stessa partita.
L’andamento della gara
Il primo quarto viene illuminato dalla “lesa maestà” di Jalen Slawson, che si permette una stoppata in recupero contro LeBron lanciato in campo aperto. Le prime due frazioni sono comunque marchiate a fuoco soprattutto dalle triple di un già citato Simons, senza dubbio il miglior sesto uomo per Philadelphia in uscita dalla panchina. Dopo un circus shot di Maxey il primo tempo si chiude con lo splendido canestro da metà campo di Edgecombe, che manda i suoi sopra di dieci all’intervallo lungo in apparente controllo totale. Nessuno ha fatto i conti però con l’orgoglio dei Pacers: gli uomini di Carlisle sfoderano gli artigli a inizio terzo quarto con Nembhard e l’ex di turno Kelly Oubre Junior sugli scudi (!), che spingono Indiana addirittura fino a più 13 a fine periodo. Nel quarto quarto decisivo Phila capisce di dover “andare in ufficio” e un redivivo Embiid piazza canestri decisivi in and one e in jumper dalla media distanza. Nonostante i punti di un sempre solido Pascal Siakam dall’altro lato, la partita si chiude definitivamente con una tripla di Maxey da 9 metri.
Tirando le somme
Vanno fatti solo i complimenti a Indiana, tenuta a galla fino alla fine da uno spirito di squadra e un gioco di passaggi da good to great davvero rimarchevole. Con il recupero di Haliburton e del fondamentale T.J. McConnell per i playoff a est possono ampiamente dire la loro. Nonostante la prestazione poco limpida, come detto, anche in casa Sixers non c’è comunque da preoccuparsi. Trust the process, questo può funzionare davvero.





