Nel corso della centesima puntata di Backdoor Call, Peppe Poeta ha affrontato il tema dell’impatto dei social media e della preparazione mentale nel basket moderno, spiegando come il contesto sia cambiato profondamente rispetto al passato.
Social e preparazione
“La verità è che prima il giorno partita era un giorno sacro, succedeva una volta a settimana, le attenzioni e le energie avevano un’aura particolare. Oggi quello l’ha perso un po’, giocando ogni due giorni è diventata una routine. Non è bello, perché l’adrenalina e la tensione sana servono.”
“I cellulari fanno parte della vita quotidiana di tutti i giocatori, così come i social media, ed è un po’ voler fermare il vento con le mani, non puoi farlo, è utopistico.”
La pressione dei social
“I giocatori si mettono tanta pressione da soli, con un continuo termine di paragone, e secondo me questa va alleggerita in qualche modo.”
“I social non ti fanno vedere la visione reale delle cose, né nel bene né nel male.”
“Se si riesce, bisogna provare a togliersi dai social, a non leggere, anche forzandosi.”
Compromessi e nuova generazione
“Non c’è una soluzione, non c’è uno story case, è tutto nuovo. Bisogna trovare dei compromessi.”
“Oggi dire a un giocatore di non ascoltare musica nel riscaldamento è follia, è il loro modo di concentrarsi.”
“I giovani di oggi sono diversi: arrivano prima, mangiano meglio, fanno i pesi, ma sono più fragili. Non c’è meglio o peggio, bisogna adeguarsi.”
