Avendo ai nostri microfoni in esclusiva Vincent Poirier era impossibile non parlare di Real Madrid, una esperienza di tre anni dove è stato in grado di vincere tanto e provare una organizzazione top class.
Oltre ai risultati in campo, abbiamo voluto sapere quello che caratterizza l’organizzazione Real Madrid fuori dal campo e il grado di attenzione ai giocatori e le loro necessità. Interessantissima la sua risposta.
Che particolarità hai trovato nel modo in cui il Real Madrid gestisce le cose rispetto ad altri club o franchigie NBA?
È quello che si avvicina di più a una franchigia NBA. Il Madrid gestisce il basket in modo eccellente. Abbiamo accesso a tutte le strutture come i calciatori e voliamo con voli privati.
Abbiamo camere d’albergo, hotel di alta qualità. Ci forniscono anche un’auto. Madrid è una città davvero bellissima.
Abbiamo accesso a tutte le cure di cui abbiamo bisogno direttamente nel centro di allenamento, ed è un grande vantaggio. In molte squadre devi andare in ospedale, perdere tempo ed efficienza. Madrid ti offre tutto questo.
È per questo che ho scelto Madrid: per me è un grande punto di riferimento in Europa. È una squadra vincente. E, da tifoso di calcio, il Real Madrid è sempre stato un sogno.
Essere parte di quella squadra per tre anni e mezzo è stato straordinario, ho grandi amici lì e ricordi meravigliosi. Mi sono innamorato della città.
In un certo senso, ho realizzato il mio sogno da bambino.
Durante la tua prima stagione completa a Madrid, avete iniziato male, ma in condizioni difficili siete riusciti a vincere l’Eurolega. Dico difficili anche pensando alla posizione di Mateo, spesso discussa e messa in dubbio durante la stagione. Come siete riusciti a ribaltare quella stagione e vincere?
Quando fai parte del Real Madrid, una squadra che ci si aspetta vinca ogni anno, tutti sono sotto esame. Alla prima prestazione negativa, ti criticano subito.
Seguo un po’ i social media, e dopo ogni partita, se perdevamo o giocavamo male, tutti impazzivano, criticando ogni giocatore. Anche leggende come Sergio. Leggevo certi commenti e pensavo: “Ma come? Non capite nulla di basket, siete solo arrabbiati.”
E poi quella stessa persona ci ha fatto vincere l’Eurolega con un solo tiro. Questo dimostra la mentalità della maglia bianca. Nel calcio o nel basket, è lo stesso: quando ti aspetti che vadano male, sorprendono tutti.
Quell’anno è stato speciale, soprattutto per il modo in cui abbiamo raggiunto le Final Four, competendo e rimanendo uniti nonostante gli infortuni. Alla fine, per la finale avevamo tre giocatori fuori. Eddie ha dovuto giocare quasi 38 minuti.
Mancavamo io, Yabusele e Gabi, ovvero una parte importante della rotazione interna. Ma ce l’abbiamo fatta, con i giovani e con tutte le armi a disposizione. Abbiamo battuto grandi squadre come Barcellona e Olympiacos, dimostrando che il Real Madrid punta sempre al massimo, a vincere, a prescindere dalle difficoltà.
Durante il secondo anno, invece, avete dominato la stagione regolare, ma poi avete perso in finale contro il Panathinaikos. Cosa vi è mancato per raggiungere l’obiettivo?
Niente, penso. È lo sport. La vittoria in Eurolega si gioca in una partita, e tutto può succedere.
Puoi sbagliare tiri da tre, sbagliare conclusioni o altro. È così che va. A volte è una giornata no, a volte va bene. È difficile prevedere che vincerai proprio quella sera.
Stavamo controllando bene la partita nel primo tempo, ma nel secondo è andato tutto storto. Quello che dobbiamo portarci da quell’esperienza è l’insegnamento e il modo in cui siamo stati capaci di competere durante tutto l’anno.
Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati, giocando tutte le finali che volevamo. Sfortunatamente, nello sport a volte vinci, altre no, anche se hai la squadra migliore. Ma penso che tutti fossero orgogliosi di quanto fatto. È per questo che un anno amiamo le Final Four, l’anno successivo le odiamo, giusto?
