HomeEuroLeaguePost G5 Barcellona-Bayern Monaco: la lucida follia dei playoff Eurolega

Post G5 Barcellona-Bayern Monaco: la lucida follia dei playoff Eurolega

Una sconfitta in doppia cifra sarebbe stata ingiusta per quanto mostrato al Palau. L’81-72 finale col quale il Barcellona accede alla Final 4 di Belgrado rende il giusto onore a un Bayern Monaco restio a sventolare bandiera bianca, anche nel momento in cui la forza e il talento degli uomini di Jasikevicius hanno evidenziato il perché i catalani siano i favoriti per la vittoria dell’Eurolega 2021/2022. Gara 5 è stata la degna conclusione di una serie dagli altissimi contenuti tattici, orchestrati da due grandissimi staff tecnici.

IL RIENTRO DAGLI SPOGLIATOI

Conoscendo il personaggio, possiamo solo lontanamente immaginare lo sguardo con cui Jasi abbia accolto i suoi dopo i primi due quarti. Nigel Hayes sbaglia ogni possibile lettura in attacco e in difesa; il pachidermico Sanli consente a uno come Sisko di banchettare nel pitturato e punire ogni pick ‘n roll in cui viene coinvolto; Exum e Jokubaitis sono totalmente fuori ritmo, non potendo godere di un singolo istante di libertà in attacco, merito della bravura e dell’applicazione difensiva del Bayern, capace di negare completamente la transizione agli esterni blaugrana. Le lacune del Barcellona dei primi due quarti, paradossalmente, sono state troppo evidenti per non essere corrette nella ripresa. Così è stato: 29-15 il parziale, guidato da Mirotic e Abrines. Una rimonta costruita su principi apparentemente lontani da quelli del solito Barca. Tuttavia, proprio allontanarsi dagli schemi ha permesso ai catalani di ritrovare le proprie certezze, smarrite nella prima metà di partita, consentendo loro di resistere agli assalti finali dei bavaresi.

NIKO&NICO: TALENTI IN CATTEDRA

Negli anni scorsi si dibatteva sul fatto che Nikola Mirotic accumulasse gran parte delle proprie statistiche contro squadre di basso livello, mancando sempre di scalare il gradino decisivo per ergersi al livello dei campioni. In estate si discuteva del fatto che Hurtel e Hanga si adattassero perfettamente al sistema di Laso: che senso aveva scambiare due role player di tale livello in cambio di un playmaker sottodimensionato e difficilmente inseribile nell’ordinato sistema barcelonista come Nico Laprovittola? Bene: lo spagnolo di origine montenegrine e l’argentino hanno definitivamente messo a tacere ogni dubbio o perplessità. Letali offensivamente sia vicino al ferro che dalla lunga (disculpe, Nico: dalla lunghissima) distanza, i due hanno comandato l’attacco del Barcellona in una serata in cui Calathes, a dirla tutta, è sembrato più efficace al tiro che in regia. Il talento da solo, però, non basta: guardare gli scivolamenti di Mirotic sul perimetro in difesa sui piccoli di Trinchieri per credere…

IN CHE SENSO OTHELLO HUNTER?

La carta d’identità recita 28 maggio 1986. Lo vedi in campo e gliene daresti almeno 10 in meno. La seconda giovinezza di Othello Hunter è qualcosa di difficilmente spiegabile, se non dalla convinzione che un coach come Andrea Trinchieri possa costruire nella mente dei propri giocatori. Fisicamente e atleticamente Hunter pare un rookie appena uscito dal college. Se a questo vigorio si unisce l’esperienza di una decina di anni ad alti livelli in Europa e diversi trofei raggranellati in giro per il Vecchio Continente, ecco a voi un centro in grado di resistere alla fisicità del Barcellona e prendere le veci, sui cambi difensivi, di un Rubit troppo leggero.

GLI DEI DEL BASKET PARLANO TEDESCO?

Come spiegare altrimenti l’accoglienza delle preghiere di Jaramaz, Obst e Thomas? Come giustificare un primo tempo in cui il Barcellona è tenuto a 0 tiri liberi, quando la regular season ti aveva visto come la squadra col maggior numero di falli commessi? Quali argomenti portare a sostegno di un 38% nel pitturato concesso a una squadra che fa del post basso uno dei propri marchi di fabbrica? No: nessuna divinità è stata tirata in ballo. La prestazione oltre le righe del Bayern è frutto della preparazione maniacale della partita e della serie del Trinka. Lo squalo, alla fine, è riuscito a inghiottire il pesce bavarese. Per farlo, tuttavia, ha dovuto sudare cinque camicie, intrise di sudore e fatica. Il primo tempo di gara 5 è stato un clinic per gestione delle rotazioni e alternanza tra cambi difensivi e gestione dei pick ‘n roll laterali del Barcellona. Purtroppo per Trinchieri, alla lunga le condizioni fisiche di uno Jaramaz in serata di grazia hanno inciso sul finale di partita, nel quale il Bayern Monaco è sembrato atleticamente alla canna del gas. Non che Jasikevicius l’abbia vinta allungando le rotazioni, anzi. Ma dopo una stagione come quella del Bayern, la fatica è esplosa nel momento fatidico.

IL FREDDO MONDO DELLE STATISTICHE

Andando a spulciare qualche dato relativo a gara 5, è possibile illuminare alcuni aspetti del gioco altrimenti difficilmente osservabili. I 7 rimbalzi di Alex Abrines, fisicamente tornato ai livelli pre infortunio e risorsa aggiunta alla batteria di tiratori blaugrana. Il 30 di valutazione di Laprovittola, estremamente impattante anche quando impiegato nello starting five invece che dalla panchina. Il 50% su 6 tentativi da 3 di Ognjen Jaramaz, ultimo ad arrendersi in casa Bayern, che non ha goduto della solita prestazione realizzativa di un Lucic ugualmente stoico (10 rimbalzi, 21 totale di PIR). La partita anonima di Deshaun Thomas, eroe di gara 2 e assente ingiustificato in gara 5 (6 punti, 2/5 dal campo, 1/3 ai liberi).

In fin dei conti, la squadra più forte ha sconfitto la squadra più coinvolta e concentrata grazie a una prova di forza. Le transizioni del terzo quarto potrebbero aver illuminato un sentiero sinora oscuro per la squadra di Jasikevicius, eccellente nell’eseguire ma in apnea quando si esce dallo spartito. Un pizzico di libertà per il genio e la sregolatezza non guasterebbe. Belgrado esprimerà la sentenza definitiva, ma già aver superato questo Bayern di questo Trinchieri non è per nulla una tappa di trasferimento nel Grand Tour dell’Eurolega.

 

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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