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Preseason NBA: i fatti più rilevanti di questo inizio stagione

giacomo.brogi by giacomo.brogi
15 Ott 2026
in NBA
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LeBron in panchina fa da babysitter alla figlia di Maxey
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Con la stagione NBA 2026-27 ormai alle porte, la preseason ha offerto indicazioni preziose su alcune franchigie. Nuovi volti, ritorni attesi, dubbi tattici e qualche grattacapo legato agli infortuni: ecco cosa è emerso dall’ultimo giro di ricognizione prima del via ufficiale.

Eastern Conference: i temi caldi

Ad Atlanta, il backcourt è strapieno di opzioni. Senza più lo stipendio di Trae Young a bilancio, gli Hawks hanno messo insieme una rotazione di guardie ricchissima: Nickeil Alexander-Walker, CJ McCollum, Dyson Daniels, Lu Dort, Corey Kispert e la scelta della lotteria 2026 Kingston Flemings. Il surplus era tale che la franchigia ha ceduto due riserve per portare a casa l’ala Dorian Finney-Smith da Charlotte. Quin Snyder ha sperimentato diversi quintetti, ma il miglior rendimento è arrivato dalla formazione titolare della scorsa stagione — Alexander-Walker, McCollum, Daniels, Jalen Johnson e Onyeka Okongwu — che ha fatto registrare un net rating di +20,3. Questo scenario spingerebbe Dort, titolare fisso a Oklahoma City per sei anni, verso un ruolo da riserva.

A Boston, Jayson Tatum sembra pronto a partire fortissimo. Dopo una stagione complicata dal rientro anticipato dalla rottura del tendine d’Achille e chiusa con l’esclusione forzata da Gara 7 contro Philadelphia per un problema al ginocchio, il cinque volte All-Star ha lavorato per presentarsi in condizioni migliori. Nel debutto preseason ha messo a referto 23 punti in 27 minuti, mostrando un tiro dall’arco ritrovato. I Celtics devono ancora metabolizzare l’addio di Jaylen Brown e integrare Paul George e Mitchell Robinson, ma un Tatum da candidato MVP renderebbe tutto più semplice.

I Brooklyn Nets puntano sulla crescita di Egor Demin. Il playmaker russo, seconda stagione in NBA, ha mostrato un approccio più aggressivo in penetrazione rispetto al suo anno da rookie, quando si accontentava troppo spesso di tiri dall’esterno. In una vittoria preseason contro i 76ers, Demin ha superato LeBron James in palleggio concludendo con un layup difficile su Joel Embiid. Con Michael Porter Jr. e Julius Randle a garantire i punti, Demin resta il giocatore più importante per il futuro della ricostruzione di Brooklyn.

A Charlotte, l’assenza di Kon Knueppel pesa enormemente. Il tiratore che da rookie ha stabilito il record di triple realizzate, chiudendo con 18,5 punti di media in 81 partite, è rimasto fuori per tutta la preseason a causa di un problema al bicipite femorale. La sua disponibilità per l’esordio stagionale resta incerta, e senza di lui — soprattutto dopo la cessione di LaMelo Ball a Minnesota — l’attacco degli Hornets rischia di arrancare.

A Cleveland, oltre al grande acquisto Peyton Watson, merita attenzione il ritorno in NBA di Mario Hezonja. Il trentunenne croato, ex scelta della lotteria 2015, arriva dopo sei stagioni in Europa e una media di 17,5 punti nel campionato spagnolo con il Real Madrid. Il suo compito sarà dare ossigeno a una panchina che la scorsa stagione si è piazzata al 25° posto per rendimento offensivo. I Cavaliers spenderanno oltre 179 milioni di dollari per i soli titolari, ben al di sopra del salary cap di 165 milioni: ogni contributo dalla second unit sarà prezioso.

I Detroit Pistons hanno risolto la questione contrattuale di Jalen Duren, firmando un’estensione quinquennale da 200 milioni di dollari il primo ottobre. Dopo trattative complicate protrattesi oltre il media day, il centro All-Star ha dichiarato di essere un “Detroit Piston per la vita”. Il nucleo Cunningham-Duren-Ausar Thompson è blindato per il futuro, e le aspettative sono altissime dopo le 60 vittorie della scorsa stagione. L’attenzione si sposta ora sull’impatto difensivo di Duren, che dovrà compensare la cessione del centro di riserva Isaiah Stewart a Memphis.

A Indiana, il ritorno di Tyrese Haliburton ha regalato uno dei momenti più emozionanti della preseason. La guardia All-Star, fuori dal maggio 2025 per la rottura del tendine d’Achille subita in Gara 7 delle Finali, è tornata in campo contro Minnesota nella sua ex università, Iowa State, dichiarandosi entusiasta di poter tornare a competere:

«Sono passati 472 giorni da quando ho giocato una partita di basket. Non avrei voluto farlo in nessun altro posto se non nella mia seconda casa.»

I Philadelphia 76ers procedono con estrema cautela. Nelle prime tre amichevoli, LeBron James ha tentato un solo tiro e giocato appena 18 minuti, mentre coach Nick Nurse ha ruotato ben dieci giocatori nei quintetti iniziali. Data l’età di James (41 anni) e la storia clinica di Embiid, i Sixers guardano chiaramente ai playoff più che all’inizio di stagione. Del resto, James ha sempre faticato nei primi mesi con una nuova squadra: gli Heat 2010-11 partirono 9-8, i Cavs 2014-15 con un 5-7, i Lakers 2018-19 con un 4-6. In tutti quei casi, però, la squadra arrivò poi alle Finals. Meglio sospendere il giudizio almeno fino al Giorno del Ringraziamento.

A Orlando, il nuovo allenatore Sean Sweeney ha cambiato radicalmente l’utilizzo di Tristan da Silva. L’ala brasiliana, che nelle prime due stagioni tentava in media 3,7 triple a partita, è salita a 10,7 tentativi dall’arco nelle prime tre uscite preseason. Per dare un’idea, la scorsa stagione solo Curry, Doncic e LaMelo Ball hanno superato i 10 tentativi a gara, e nessun giocatore nella storia dei Magic ha mai raggiunto una media superiore a 7,7. L’idea è creare più spazio per Banchero e Wagner, tiratori dall’arco non sempre affidabili, rendendoli più efficienti nelle conclusioni ravvicinate.

Western Conference: tra entusiasmo e preoccupazioni

A Dallas, il treno Cooper Flagg viaggia a velocità sempre più sostenuta. Nelle partite disputate in Cina, la prima scelta assoluta del draft 2025 ha fatto registrare medie impressionanti ogni 36 minuti: 25,8 punti, 7,8 rimbalzi, 7,8 assist, oltre a una stoppata e una palla rubata. Nella storia NBA, un solo giocatore ha mantenuto numeri simili per un’intera stagione regolare: LeBron James. Il tiro da tre resta un cantiere aperto (meno del 30% da rookie), ma la combinazione di istinto, atletismo e dedizione al lavoro è fuori dal comune. E Flagg è ancora un teenager.

A Denver, Nikola Jokic ha regalato il miglior highlight della preseason: un passaggio dietro la schiena, senza guardare, dalla linea di fondo sinistra oltre tre difensori degli Utah Jazz, recapitato perfettamente a Cameron Johnson nell’angolo opposto per una tripla. Il tre volte MVP, che la scorsa stagione ha guidato la lega per assist a partita per la prima volta, è al primo posto tra i centri per assist in carriera. Partendo dal 41° posto nella classifica all-time, al suo ritmo attuale potrebbe entrare nella top 10 in circa cinque stagioni, avvicinandosi a leggende come Oscar Robertson e Magic Johnson.

Infine i Golden State Warriors, che stanno affrontando una preseason complicata. Alla già nota assenza di Jimmy Butler III per infortunio si è aggiunta la misteriosa indisponibilità a tempo indeterminato di Kristaps Porzingis, firmato in estate con un biennale da 40 milioni. Sul fronte positivo, Brandin Podziemski ha firmato

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Tags: NBANBA Preseason
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