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Priftis duro dopo Cantù: “Sconfitta pesante, nel secondo tempo non eravamo nell’atmosfera giusta”

Una sconfitta che brucia, soprattutto per come è maturata. Dimitris Priftis non cerca alibi dopo il KO contro Cantù e, a caldo, analizza con lucidità e durezza una partita spaccata in due: ottimo primo tempo, ripresa da incubo. Ecco le parole del coach di Reggio Emilia a fine gara.

Priftis: “Sconfitta molto pesante per come è arrivata”

Il coach greco parte dai meriti degli avversari, senza giri di parole:

«Complimenti a Cantù per la vittoria e per l’intensità e l’impegno messi nel secondo tempo»

Un riconoscimento doveroso, ma che non attenua l’amarezza per un match che sembrava sotto controllo dopo i primi venti minuti.

Il blackout nel terzo quarto

Il momento chiave della partita, secondo Priftis, è stato l’inizio della ripresa:

«Abbiamo gestito molto male soprattutto l’inizio del terzo quarto. Questo ha permesso all’avversario di riprendere fiducia e rientrare nella partita»

Un passaggio a vuoto che ha cambiato completamente l’inerzia dell’incontro.

Concentrazione ed energia mancate

L’analisi del tecnico si fa ancora più severa parlando dell’approccio mentale:

«Non siamo stati abbastanza concentrati, non abbiamo avuto l’energia necessaria. Alcuni giocatori sono rientrati in campo come se fosse una partita facile»

Un errore imperdonabile, soprattutto nel basket moderno:

«Oggi 13-15 punti di vantaggio non sono niente. Bastano tre o quattro cambi di possesso»

Il caso Thor e le scelte dalla panchina

Alla domanda sull’utilizzo limitato di Thor nel secondo tempo, Priftis non fa nomi ma manda un messaggio chiaro:

«Alcuni giocatori non erano nell’atmosfera della partita. Non puoi permetterti disattenzioni di questo tipo»

Una presa di posizione netta, che evidenzia la centralità dell’atteggiamento prima ancora che del talento.

Le chiamate arbitrali nel finale

Il finale di gara è stato segnato anche da episodi arbitrali controversi. Priftis distingue però tra decisioni corrette e sbagliate:

«C’è stata una chiamata corretta, il fallo di Williams su Green, e con tutto il rispetto una chiamata sbagliata: il non-fischio sul tiro da tre di Troy Caupain»

Secondo il coach, l’errore pesa enormemente:

«Per il momento della partita, quell’episodio ha un valore molto maggiore. Non è un’opinione, è un dato di fatto»

Perché non fare fallo sull’ultima azione

Sul possesso decisivo di Cantù, avanti di due punti, la scelta è stata quella di difendere:

«Abbiamo pensato al fallo, ma abbiamo preferito cambiare su tutto»

Una scelta che ha portato al mismatch tra Williams e Green, giudicato comunque accettabile:

«Avevamo un lungo sul tiratore per contestare il tiro»

Il tema dei falli sul tiro da tre

Non è la prima volta che una gara si decide su un episodio simile, e Priftis allarga il discorso:

«Con l’abilità degli esterni di oggi e la paura che il tiro da tre genera, gli arbitri fanno molta attenzione a queste situazioni»

E sulla giocata decisiva è netto:

«Nel caso di Bryson Williams, era fallo»

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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