HomeLega BasketRamsey trascina Trieste tra fede, playoff e sogno NBA

Ramsey trascina Trieste tra fede, playoff e sogno NBA

Jahmi’us Ramsey è il giocatore più discusso di questa fase della Serie A. Capocannoniere del campionato con 19 punti di media, efficienza al 60% da due e 40% da tre, è diventato il simbolo di una Trieste che ha vissuto una stagione da playoff dopo anni complicati. Il derby vinto a Udine, il debutto in Serie A a 24 anni, una vittoria in trasferta che mancava da febbraio: numeri e momenti che raccontano un percorso preciso.

Ramsey parla apertamente alla Gazzetta dello sport al microfono di Giuseppe Nigro della propria fede come elemento centrale della sua storia:

«La mia vita era piena di cose che non avrei dovuto fare, dal punto di vista morale, di quelle a cui davo importanza. Non sono io che ho fatto preghiere particolari, è stato Lui che ha cominciato a togliere cose e persone dalla mia vita, come se mi dicesse: ora è il momento che tu venga con me».

Una svolta personale che ha coinciso con la scelta di Trieste, arrivata dopo un anno a Texas Tech e la chiamata di Sacramento al 45° posto del Draft 2020.

Ramsey: la scelta di Trieste e il sogno NBA

Il rapporto con il general manager Mike Arcieri è stato determinante. Ramsey racconta che sua moglie ha accolto la proposta con entusiasmo, e che insieme hanno ragionato sul fatto che Trieste fosse il posto giusto in quel momento:

«Volevamo che Dio ci stesse guidando. E ci piace».

Sul basket europeo, il giocatore texano non nasconde le differenze rispetto all’NBA e alla G-League:

«Il clima che in NBA si respira solo ai playoff, in Europa c’è nelle partite normali. È quello che mi piace».

Un ambiente che lo ha stimolato, anche se il suo obiettivo dichiarato resta quello di tornare nel massimo campionato americano. «Penso che sia realistico e che sia solo una questione di tempo», dice senza esitazioni.

Per Trieste, invece, l’obiettivo è il campionato. Ramsey è diretto: competere partita per partita, con la consapevolezza di avere buone possibilità. La sfida con Milano viene citata come banco di prova concreto, così come la sconfitta di Tenerife in Eurolega, che non cambia la lettura della stagione. Sul cambio di allenatore, preferisce non entrare nel merito:

«Posso parlare solo dalla mia prospettiva. Sono concentrato sul campo».

Quanto alla cucina italiana, la risposta è senza dubbi: il pesto è la pasta preferita, il ragù quella con la carne. E il miglior formaggio? Anche lì, Trieste ha convinto.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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