C’era un tempo in cui reclutare un collegiale americano significava scommettere su un ragazzo con la fame di emergere, disposto a tutto per dimostrare il proprio valore. Quel tempo, secondo Luca Banchi, potrebbe essere finito. A Backdoor Podcast One to One, il commissario tecnico della nazionale italiana ha messo il dito nella piaga: quando i giovani arrivano in Europa già milionari grazie ai contratti NIL, l’urgenza di affermarsi semplicemente svanisce — e il reclutamento diventa un’operazione completamente diversa.
L’intervista completa sul canale YouTube e sugli aggregatori di podcast.
Luca Banchi: La mia Italbasket, le giovanili e Di Vincenzo
“Cominciamo a pensare a quei giocatori che torneranno al basket europeo dopo aver completato un percorso di quattro, talvolta addirittura cinque anni nei college americani con questa tipologia di contratti, che onestamente per le cifre che sentiamo sono cifre totalmente fuori mercato e totalmente al di fuori del reale valore di quei giocatori, che noi dovremo avere la capacità di ricollocare in un contesto tecnico ed economico più consono alle loro qualità e caratteristiche. […]
Uno degli aspetti trainanti o dei pilastri di quel reclutamento era legato alla fame, al desiderio, alla voglia di emergere di questi giocatori. Adesso si parla di collegiali che affronterebbero il basket europeo con un conto in banca milionario e quindi diventa difficile far leva sul loro desiderio di affermazione, perché manca l’urgenza di affermarsi, perché almeno dal punto di vista economico sono già stati trattati come stelle.”
