La sconfitta contro Milano brucia, ma Neven Spahija sceglie di guardare avanti. La Reyer ha chiuso la partita con un KO che vale anche l’addio definitivo alla corsa al terzo posto — Milano è avanti di due punti e ha il vantaggio negli scontri diretti — ma il coach della Reyer preferisce leggere la serata come un banco di prova in vista dei playoff.
Il primo tempo era stato quasi imbarazzante: la squadra aveva faticato per quasi tre quarti, accumulando uno svantaggio di 20 punti contro l’Olimpia. Poi la reazione, il rientro, e una volata finale giocata punto a punto. Alla fine, però, a fare la differenza sono stati i dettagli: undici tiri liberi sbagliati dalla Reyer e qualche fallo di troppo che ha regalato possessi preziosi a Milano, come riporta Il Gazzettino di Venezia:
«Recuperare dal -20 contro una squadra come Milano non è facile, e nel finale abbiamo avuto la partita nelle nostre mani. A giocare a nostro sfavore sono stati alcuni falli di troppo che hanno consegnato tiri liberi a Milano, mentre noi ne abbiamo sbagliati undici, e in un match punto a punto fanno tutta la differenza del mondo.»
Reyer: una lezione, non una condanna
Spahija non scarica la responsabilità sui giocatori. Il messaggio nello spogliatoio è stato chiaro: questa partita va metabolizzata come un avvertimento utile, non come una ferita da nascondere:
«Non sono arrabbiato coi ragazzi, ho detto loro che è stata una partita importante prima dei playoff, da cui capire che serve essere più duri e concentrati, fare le piccole cose che servono contro le grandi squadre come Milano. Quando affronti quella che reputo la migliore squadra in Italia devi giocare meglio del solito. Sono felice della reazione, ma per fare un passo in avanti dobbiamo fare decisamente meglio.»
Il concetto di fondo è che la capacità di non mollare — rimontare da -20 non è cosa da poco — fa parte dell’identità della Reyer. Ma l’identità, da sola, non basta. Servono precisione, lucidità nei momenti chiave e quella qualità aggiuntiva che in una gara equilibrata può spostare l’ago della bilancia:
«Ci vuole un po’ di qualità in più, ma non mollare mai fa parte del nostro DNA. Poi ci sono i dettagli, capita che un giocatore che tira i liberi con il 90% ne sbagli due, o che si sbagli un sottomano facile: questo è lo sport. Dobbiamo capire cosa funziona e cosa no e fare ancora qualcosa in più.»
