La salvezza dell’ Acqua S. Bernardo Cantù ha il sapore di qualcosa di conquistato sul campo, punto dopo punto, senza aspettare che fossero gli altri a fare il lavoro sporco. A raccontarlo è Riccardo Moraschini, capitano della squadra brianzola, che ripercorre in un’intervista a La Provincia una stagione vissuta con il fiato sospeso fino all’ultima giornata.
Cantù ha chiuso il campionato perdendo contro Treviso e chiudendo in quattordicesima posizione, eppure si è salvata. Un paradosso solo apparente, perché il lavoro vero era già stato fatto nelle settimane precedenti. Alla penultima giornata, la squadra aveva quattro punti di vantaggio su Sassari, un margine costruito partita dopo partita risalendo dall’ultima posizione in classifica.
«La pressione era Altissima nel girone di ritorno perchè le partite con le dirette concorrenti giocate in casa valevano il triplo. Eravamo ultimi e ci siamo guadagnati la possibilità di non dipendere solo dai risultati altrui. Alla penultima avevamo 4 punti di vantaggio su Sassari, non era scontato. Quindi, mi ripeto, siamo stati bravi. Ovvio: non volevamo perdere contro Treviso, è stato un dispiacere.»
Moraschini individua due momenti come simbolo dell’intera stagione: le vittorie contro Sassari e contro Varese, entrambe arrivate all’ultimo minuto. Due partite diverse per contesto e significato, ma ugualmente decisive per tenere Cantù fuori dalla zona retrocessione. Il derby, in particolare, ha avuto un peso specifico tutto suo.
De Raffaele e il contributo di coach e tifosi
Un capitolo a parte merita il lavoro di Walter De Raffaele, arrivato in una situazione tutt’altro che semplice. Il tecnico ha guidato la squadra a vittorie importanti, tra cui quella a Reggio Emilia, sfiorando il colpo anche a Cremona e Milano. Per Moraschini, il suo contributo è stato determinante.
Altrettanto centrale è stato il ruolo del pubblico. Nonostante le difficoltà e le sconfitte, il palazzo ha sempre garantito supporto e affetto, senza mai far mancare la propria presenza.
«Nonostante le sconfitte, abbiamo sempre messo in campo tutto, anche con i nostri limiti, anche evidenti. Non sempre è bastato, ma Cantù ha riconosciuto tutto questo. L’unica cosa che conta è aver sentito sempre affetto quando giocavamo, vittoriosi o sconfitti. Questo significa avere grandi tifosi.»
Sul proprio rendimento personale, il capitano non si nasconde: ritiene di aver dimostrato di reggere il livello della categoria, e di aver fatto la differenza in alcuni momenti chiave della stagione.
I festeggiamenti sono stati in linea con lo spirito del gruppo: niente di eclatante, solo una cena con staff e società per chiudere insieme un anno intenso. Sul futuro, Moraschini glissa: i discorsi sul contratto sono rimandati, è ancora troppo presto per parlarne. Quello che è certo, a suo avviso, è che Cantù è una società ambiziosa e che vorrà fare meglio già dalla prossima stagione.
«Chi non ha passato queste esperienze non può capire le reali difficoltà di farlo ad alto livello. Solo chi gioca sa che i risultati non sono scontati. Che sia una promozione o una salvezza, tutto questo arriva perché te lo sei guadagnato.»
