Il nodo della gestione del PalaRubini è arrivato a un punto di rottura, trasformandosi in una complessa partita a scacchi in cui le esigenze di un club professionistico e i vincoli della burocrazia comunale faticano a trovare una sintesi. La tensione tra il Comune di Trieste e la Pallacanestro Trieste è infatti esplosa dopo che la gara per l’affidamento in concessione del palasport è andata deserta, come ha scritto Il Piccolo – Trieste. Una prova di forza fatta di scadenze mancate, bandi ritenuti insostenibili e comunicati incrociati. Eppure, proprio l’esito deserto del bando potrebbe rappresentare la svolta, azzerando le schermaglie e costringendo le parti a sedersi a un tavolo per trovare un punto d’incontro.
Nel frattempo, all’orizzonte spunta anche una misteriosa cordata. L’ex presidente dell’Alma, Gianluca Mauro, ha fatto sapere di aver contattato ufficialmente il sindaco Roberto Dipiazza: “Vuole comprare, dicendosi a capo di una misteriosa cordata”.
Trieste, le origini della crisi: la convenzione dal 2016 a oggi
Per capire come si sia arrivati a questo muro contro muro, bisogna fare un passo indietro e riavvolgere il nastro di una storia iniziata il primo settembre 2016. In quella data, la Pallacanestro Trieste ottenne per la prima volta la gestione diretta del palazzetto per una durata di nove anni, con scadenza originaria fissata al 31 agosto 2025. L’accordo era basato su un preciso equilibrio: il club si assumeva l’onere delle spese di gestione ordinaria, del personale, delle utenze e delle pulizie, mentre il Comune garantiva un contributo economico stagionale a scalare. Si partì con 571.000 euro per i primi due anni, scendendo poi progressivamente fino ai 70.000 euro dell’ultimo anno di convenzione.
L’accordo, tuttavia, portava con sé un pesante risvolto sociale: la società aveva l’obbligo di affittare gli spazi alle associazioni dilettantistiche e no-profit del territorio, applicando le tariffe imposte dal Comune. Prezzi politici, slegati dai reali costi di manutenzione di una struttura così imponente, che col tempo sono diventati un fattore di forte criticità per le casse del club. Nonostante ciò, la collaborazione ha portato migliorie evidenti a un impianto altrimenti obsoleto: la Pallacanestro Trieste ha investito sul nuovo parquet, sulle coperture delle tribune e sull’installazione del moderno “cubone” con i megaschermi centrali.
I nodi veri e propri sono venuti al pettine nel 2022. Con il drastico ridursi del contributo comunale, i costi reali di gestione del PalaTrieste – oggi stimabili tra i 900.000 euro e il milione all’anno – sono diventati insostenibili per il bilancio del club. Un successivo intervento di sostegno economico della Regione Fvg ha portato nel dicembre 2024 a una modifica della convenzione, prorogando la scadenza al 30 giugno 2026 con un contributo “emergenziale” di circa 345.000 euro a stagione. Questo aiuto era però vincolato a un impegno preciso: presentare un progetto volto a rendere il palasport economicamente autosostenibile.
Il bando deserto e lo spettro dell’iscrizione alla Lega Basket
Questo progetto non è mai stato presentato. Di fronte al mancato adempimento, il Comune ha deciso di forzare la mano indicendo la gara pubblica per la futura gestione. Una mossa dettata anche da ragioni tecniche e burocratiche urgenti, dato che il 26 giugno scade il termine ultimo per presentare a Lega Basket il titolo di disponibilità dell’impianto per l’iscrizione al campionato.
La risposta della Pallacanestro Trieste è stata netta: il club ha scelto di non partecipare alla gara, giudicando le condizioni economiche e gestionali fissate nel bando del tutto impraticabili per la sostenibilità della società. Il Comune, registrando il deserto totale alla scadenza del bando, ha gettato acqua sul fuoco spiegando che questo esito, a livello normativo, è proprio lo strumento giuridico che permette ora di attivare procedure negoziali diverse e più elastiche, annunciando di voler incontrare la proprietà.
Trattativa privata: l’unica via per evitare una “scatola vuota”
Esaurite le schermaglie tattiche e i passaggi formali obbligatori, la realtà dei fatti dice che il Comune si trova oggi davanti a due sole strade. La prima via sarebbe la gestione diretta da parte del Comune: un’ipotesi finanziariamente fallimentare, perché l’ente pubblico si troverebbe a dover sborsare circa un milione di euro l’anno di tasca propria, senza avere le competenze e i canali commerciali per far fruttare la struttura.
La seconda strada, l’unica logica e sensata, è affidare l’impianto tramite una trattativa privata diretta. In questo scenario, la Pallacanestro Trieste è l’unico soggetto sul territorio in grado di farsene carico. La convenzione è evidentemente reciproca: il Comune ha bisogno della società per non trovarsi tra le mani una costosa “scatola vuota” da gestire; il club ha assoluto bisogno del palazzetto per dare un futuro al proprio progetto sportivo ed economico ai massimi livelli. La strada è segnata: per il bene dello sport triestino è il momento di sedersi attorno a un tavolo e stringersi la mano.
