Al termine di una settimana decisamente concitata, la Virtus ha chiuso il proprio reparto lunghi. L’arrivo a sorpresa di Jaiteh e il taglio conseguente di Vince Hunter, dovrebbero aver chiuso il cerchio per il pitturato bianco nero. Prima della querelle di questi giorni, però, era arrivato l’annuncio di Ekpe Udoh come nuovo giocatore virtussino.
Una scommessa, per quanto strano possa sembrare questo termine associato a un giocatore dal passato di Udoh. In un’operazione, per certi versi, simile a quella effettuata con Milos Teodosic, le Vu Nere hanno investito in maniera decisa su un atleta sopra cui gravano legittimi dubbi di integrità fisica e atletica.
I due anni in Cina da cui è reduce, in particolare l’ultimo, fanno suonare qualche campanello d’allarme. Ma, dall’altro lato della medaglia, c’è la piena consapevolezza che nel caso in cui l’ex Fener dovesse essere al massimo della forma, o anche solo vicino, si tratterebbe di un giocatore in grado di svoltare da solo i destini della squadra.
Andiamo allora a mettere la nostra lente di ingrandimento su di lui.

ATTACCO
Udoh è un giocatore riconosciuto in Europa soprattutto per la sua difesa. Ma questo non fa di lui un minus nella metà campo offensiva. Anzi.
E’, per esempio, dotato di mani migliori di quanto si potrebbe credere. In carriera i suoi numeri in termini di assist percentage sono sempre stati ottimi, se rapportati al suo ruolo. Nello scorcio di stagione giocato a Pechino quest’anno, tra l’altro, ha fatto segnare il suo massimo in carriera sfiorando il 19%. Ma anche in passato aveva sempre fatto segnare numeri tra il 10 e il 15%, segno di un giocatore con buona comprensione del gioco e capace di creare anche per gli altri.
Per quanto riguarda lo scoring non è certo una prima punta offensiva, ma può essere perfetto complemento in un gruppo dove i giocatori capaci di mettere assieme rotondi bottini non mancano.

Vive soprattutto di attività e movimento attorno ai propri creatori di gioco. Come detto in precedenza, ha buona comprensione del gioco e sa come posizionarsi per ricevere scarichi negli spazi che concede la difesa. Ha discreto tocco per chiudere con dei floater dalla media, mentre nelle partite giocate in stagione ha avuto numeri abbastanza deficitari per quel che riguarda le conlusioni al ferro: solo il 49% di realizzazione nei tiri in restricted area, in situazioni di attacco a metà campo.
A rimbalzo offensivo è una minaccia costante. Rispetto al suo ultimo passaggio europeo sembra aver perso qualcosa in termini di esplosività, ma resta comunque un giocatore sempre presente sotto le plance a lottare con i suoi 225 centimetri di apertura alare. Nelle ultime due stagioni ha viaggiato a oltre quattro rimbalzi offensivi a partita, parametrando le cifre su trentasei minuti. Sarà interessante vedere se potrà confermare queste cifre anche a un livello di gioco più alto.
In post basso è abbastanza scolastico, ma ha comunque nel suo arsenale il semigancio, tirato con entrambe le mani. Arma a cui aggiunge anche la capacità di fronteggiare il canestro. Non è certo la sua principale abilità, ma Udoh può colpire anche sporadicamente con il tiro dai quattro metri.
Dove Udoh sicuramente ha dimostrato di aver perso un passo rispetto ai suoi anni migliori è nell’efficacia come rollante dei pick&roll. Rispetto alla sua prima stagione al Fener (datata 2015/2016), dove concludeva così un quarto dei suoi possessi, ha progressivamente usato sempre meno questa soluzione, tanto che nei suoi due mesi con i Beijing Fly Dragons solo il 9% dei suoi possessi è stato terminato con questa soluzione (0,86 punti per possesso prodotti, quando in carriera era abbondantemente sopra al punto per possesso).
Quel po’ di esplosività persa rispetto al prime della sua carriera lo paga in termini di efficacia e rapidità nel rollare verso il ferro. Come detto prima, ha avuto problemi a finire al ferro in stagione e la tendenza che si è vista è stata quella di girare verso il pitturato, dopo il blocco, cercando di mantenere il controllo del corpo, più che esplodere con aggressività verso il canestro. Incertezze che vengono anche rispecchiate, parzialmente, dall’elevato numero di palle perse collezionato in Asia: quasi tre di media, sempre parametrate su trentasei minuti.
Va detto che, nonostante questo, resta un bloccante di alto livello, che con il suo ingombro fisico e la sua tecnica può liberare davvero tanto spazio per il palleggiatore.





