ATTACCO
Lundberg, sulla carta, sembra esattamente il profilo di giocatore di cui necessitava la Virtus: un creatore dal palleggio affidabile, che non costringesse i bianconeri ad appoggiarsi troppo a un Teodosic tutto da valutare a questo livello di impegno fisico a 35 anni compiuti.
Il danese ha punti nelle mani: nelle trentanove partite di Eurolega disputate in due stagioni ha segnato dieci punti di media in poco più di 20’, in precedenza con lo Zielona Gora aveva viaggiato a oltre 20 di media in VTB. E questi punti li genera proprio dalle situazioni in cui la Segafredo aveva maggiormente bisogno: pick&roll e isolamento.
Non è il realizzatore più efficiente della pista (in Eurolega ha avuto 0.95 punti per possesso come handler sul pick&roll), anche per via di una taglia fisica abbastanza ridotta in termini di centimetri: siamo più o meno intorno al metro e novanta. Ma sa tenere sotto pressione la difesa, difficilmente chiude il palleggio in anticipo. E ha un’accelerazione che gli permette di battere il proprio uomo e andare al ferro anticipando gli aiuti. Anche grazie a una forza fisica che gli permette di assorbire i contatti.
Similmente, in situazioni di giochi rotti e uno contro uno ha diverse frecce al suo arco. Può colpire da tre punti con l’arresto e tiro, oppure, in situazione di penetrazione, affidarsi a conclusioni in corsa prese con buon equilibrio.
Questa versatilità lo porta ad essere utilizzabile sia come handler principale che secondario. Altra dote che verrà molto comoda a Bologna e che lo porterà a dividere nuovamente il campo assieme a Daniel Hackett, già suo compagno di squadra al CSKA. Dove agiva normalmente al suo fianco, così come a quello di Alexey Shved o Janis Strelnieks, in precedenza.
È tiratore molto migliorato: per sua stessa ammissione le percentuali troppo ondivaghe nelle conclusioni dalla distanza sono state a lungo il problema che gli ha impedito di fare il salto di qualità. Così, dopo l’annata a Tenerife, si è messo al lavoro in palestra per ristrutturare la meccanica, incentivato dalla moglie Camilla, lei pure una giocatrice. Punto di rilascio più alto, posizione migliore delle spalle, rotazione più efficace del pallone. Il risultato? Due stagioni da 37% al tiro da tre punti complessivo in 109 partite giocate. Anche se il problema degli alti e bassi nelle percentuali non sembra totalmente risolto. Ha, infatti, chiuso le trentacinque partite disputate tra VTB League e Eurolega nel 2021/2022 a un 33% che lo ha abbastanza fatto rimbalzare dal 38 abbondante dell’anno prima.
Lundberg resta comunque più un giocatore di volume, pertanto è anche fisiologico che i suoi numeri in termini di percentuali di tiro non siano troppo elevati. Complessivamente, comunque, considerando il suo usage (22.6%, dato Real GM) e la sua percentuale effettiva di tiro (51.9%), lo troviamo sostanzialmente nella media dei giocatori con almeno quindici partite e quindici minuti di utilizzo dell’ultima Eurolega.
Tende a perdere qualche pallone di troppo, specialmente quando finisce in situazioni di traffico dove non sempre riesce a “vedere” oltre le braccia dei difensori. Ma non può certo essere definito una macchina da turnover. Peraltro, compensa questo con una buona visione di gioco. Resta una guardia che, tendenzialmente, guarda prima al suo tiro che al passaggio. Ma questo non lo rende giocatore egoista. Se c’è uno scarico aperto per un compagno di squadra, difficilmente lo ignorerà per cercare un tiro contestato.





