Come quella di Milano e di tutte le altre squadre di EuroLeague, la stagione 2022/2023 della Virtus Bologna è stata caratterizzata inevitabilmente da alti e bassi. Il rendimento non può che fluttuare, considerando l’altissimo livello e l’elevato numero di partite del calendario: qual è stato a suo avviso il momento più complicato a livello tecnico, puramente cestistico, dell’annata e quello, invece, che a livello personale senti di rivendicare con più orgoglio, vuoi per una gratificazione dallo staff o da un giocatore o vuoi per un cambiamento che ha portato i risultati sperati?
Qualche alto e basso è inevitabile! Penso anche ad altri top team come l’Efes, bicampione in carica che non è riuscito a fare nemmeno i Playoff. EuroLeague è una competizione che richiede un dispendio energetico clamoroso da un punto di vista fisico e mentale: ogni partita si deve giocare al massimo dell’attenzione e della fisicità. Nonostante la cura del dettaglio errare è umano, quindi qualche volta si sbaglia. Non si può dimenticare che c’è anche la LBA: uno gioca in settimana contro Real Madrid e Barcellona e poi la domenica giochi sul campo magari di una squadra che deve salvarsi, che dà tutto quello che ha per provare a battere la Virtus. Sono partite a livello qualitativo e di personale in campo di un livello più basso ma da un punto di vista emotivo e ambientale sono gare importanti. È richiesta una costante massimizzazione delle energie. A volte, sia per questioni tecniche ma soprattutto nelle occasioni in cui avevamo molti giocatori fuori per infortunio (Toko all’inizio ha saltato diverse partite, Cordinier, Ojeleye, Milos…) anche per parecchio tempo, qualità tecnica e fisicità vengono meno, o solo una delle due o addirittura entrambe. Per competere al top devi essere sempre sano, pronto, fiducioso. Da un punto di vista mentale e tecnico abbiamo fatto una discreta stagione; dal punto di vista fisico abbiamo avuto dei piccoli stop che abbiamo pagato, le avversarie non ti perdonano niente. Sinceramente non penso ci siano stati momenti di grande esaltazione perché vincevamo un paio di partite, sapevamo che non era fatto niente. Allo stesso modo non c’è stato un abbattimento morale incredibile quando ci sono state sconfitte consecutive in EuroLeague o in LBA. I ragazzi si sono uniti e compattati, hanno capito quali erano i motivi, ognuno ha cercato di dare qualcosa in più per sopperire a qualche assenza. Magari alla fine dei 40’ i risultati non arrivano comunque ma all’interno del gruppo c’è sempre stata unione d’intenti. I momenti, positivi e negativi, influenzano sì l’umore, però siamo sempre andati in campo con grande determinazione. Mi viene in mente la trasferta con l’ASVEL, quando abbiamo saputo la mattina stessa della partenza o il giorno prima che Milos non avrebbe potuto giocare. Era una partita per noi molto importante, ci stavamo ancora giocando l’accesso ai Playoff: in quel caso sia Cordinier che Beli fecero una partita grandissima tra gli esterni. Ma questo è solo uno degli esempi in cui il gruppo si è visto nel sopperire alle mancanze, che possono essere la giornata storta di un giocatore, un infortunio, un giorno in cui la squadra avversaria è on fire. È capitato anche di uscire sconfitti in maniera pesante, ma già dal giorno dopo si girava pagina e si pensava alla prossima senza troppi strascichi mentali.
A maggior ragione per il responsabile dell’attacco, quanto è difficile e allo stesso tempo stimolante allenare Milos Teodosic? Come si bilancia la libertà totale che si vorrebbe concedere a uno con uno status del genere con la necessità di sviluppare una manovra che non si trasformi in un 1vs5? Sia tecnicamente che umanamente, se dovessi descrivere il rapporto col serbo cosa diresti?
Milos è un campione, un genio di questo gioco. Riesce a vedere e fare cose che non tutti vedono e fanno, è sotto gli occhi di tutti. A livello personale lui è davvero un amante del Gioco: guarda partite, si informa, chiede, conosce i giocatori… ha il basket nel proprio cuore e nella propria testa, sempre. È un giocatore che ama coinvolgere i compagni: gioca prima di tutto per creare, basta vedere il numero degli assist. Quando serve è anche un realizzatore, ma il suo talento principale è quello di creare. Il piacere che prova nel fare assist e far segnare i compagni penso sia molto bello da avere all’interno di una squadra. Milos è anche molto di supporto per i compagni: durante gli allenamenti e le partite è il primo ad aiutare un compagno a capire meglio una situazione, a capire una spaziatura, a dire dove si deve stare in modo che lui possa avere una linea di passaggio migliore. Il discorso non vale solo per Belinelli, Shengelia e Hackett, comunque veterani: vale anche per i più giovani. Averlo in squadra è un plus sotto tanti aspetti. Prima della mia esperienza a Bologna non avevo mai lavorato con giocatori così importanti, lo avevo fatto con Scola a Varese ma in un ruolo diverso: Luis è comunque un campione ma è un lungo. Un esterno che gestisce il possesso e tratta la palla così non mi era mai capitato… Milos è davvero di un livello superiore.
