Su 133 incentivi contrattuali distribuiti tra 36 giocatori NBA prima dell’inizio della stagione, solo quattro hanno trovato compimento, come ha riportato su X Bobby Marks. È uno dei numeri più eloquenti di un’annata in cui i bonus legati alle performance si sono rivelati obiettivi quasi impossibili da centrare per la stragrande maggioranza dei giocatori. Kevin Durant è il nome più illustre del ristretto gruppo che ce l’ha fatta.
I quattro giocatori che hanno centrato il bonus — e quanto hanno guadagnato
Secondo i dati raccolti da Bobby Marks di ESPN, i quattro giocatori che hanno effettivamente incassato i propri incentivi contrattuali nel corso della stagione regolare 2025-26 sono Kevin Durant, Khris Middleton, Derrick White e Saddiq Bey.
Durant ha guadagnato 1,43 milioni di dollari aggiuntivi grazie alla selezione all’All-Star Game — un traguardo legato al riconoscimento individuale più che alla sola continuità in campo. Middleton ha incassato 1,79 milioni sulla base delle partite disputate, White 1,75 milioni con un incentivo legato a presenze o minuti giocati, mentre Bey ha aggiunto 111mila dollari sempre attraverso un bonus legato alle partite giocate. Il dato più sorprendente riguarda Middleton e Bey: entrambi erano classificati come “unlikely” — ovvero considerati improbabili da raggiungere — prima dell’inizio della stagione, rendendo i loro incassi ancora più significativi dal punto di vista contrattuale.
Il quadro generale: 114 incentivi non raggiunti, 15 ancora in bilico
Il contesto in cui si inserisce questo dato è quello di un sistema di bonus contrattuali che, nella pratica, tende a essere molto più generoso sulla carta che nella realtà. Dei 133 incentivi totali distribuiti tra i roster NBA, ben 114 non si sono qualificati nel corso della stagione regolare. Altri 15 restano ancora in sospeso, con l’esito legato agli sviluppi finali del calendario o a criteri ancora da verificare.
Solo quattro, quindi, hanno trovato piena realizzazione. Una percentuale inferiore al 3% del totale, che racconta quanto sia difficile — anche per giocatori di alto livello — centrare gli obiettivi individuali inseriti nei contratti durante una stagione lunga ed estenuante come quella NBA, dove infortuni, rotazioni e contesto di squadra possono alterare radicalmente i piani di inizio anno.
La storia dei bonus NBA 2025-26 è, nella sostanza, una storia di aspettative non mantenute — non tanto per mancanza di talento, quanto per la complessità di una stagione che raramente si sviluppa secondo i piani. Durant, Middleton, White e Bey restano i pochi che hanno saputo trasformare gli obiettivi contrattuali in denaro reale. Per tutti gli altri, quei bonus rimangono un appunto nei contratti — e un promemoria di quanto sia difficile la prevedibilità in una lega imprevedibile per definizione.





