I Golden State Warriors aspettano. Steve Kerr deve ancora decidere cosa fare del suo futuro, e quella scelta — qualunque essa sia — potrebbe ridisegnare profondamente l’intera struttura della franchigia californiana. Dopo l’abbraccio con Steph Curry e Draymond Green al termine della partita del play-in contro Phoenix, la via dell’addio sembra essere abbastanza quotata.
Secondo quanto riportato da Ramona Shelburne e Anthony Slater di ESPN, il tecnico 60enne dovrebbe sciogliere la riserva entro una o due settimane. I Warriors vogliono dargli il tempo necessario per riflettere, ma hanno anche bisogno di risposte rapide per poter pianificare la costruzione del roster e definire la direzione strategica del club.
Golden State ha mancato i playoff per la seconda volta nelle ultime tre stagioni, e questo ha inevitabilmente riacceso il dibattito sul futuro di Kerr alla guida della squadra.
Due scenari, due destini diversi
Se Kerr decidesse di restare, le discussioni si concentrerebbero su possibili modifiche allo staff tecnico e su un aggiustamento dell’identità di gioco. In quel caso, la franchigia preferirebbe blindarlo con un’estensione pluriennale, evitando un contratto a breve termine che potrebbe trasformare la prossima stagione in una sorta di tour d’addio.
Se invece scegliesse di andarsene, i Warriors si troverebbero davanti a una ricerca aperta, che potrebbe includere candidati esterni e persino allenatori provenienti dal mondo del college. Un’eventualità non priva di rischi: affidare una squadra con veterani del calibro di Stephen Curry, Draymond Green e Jimmy Butler a un allenatore senza esperienza NBA sarebbe una scommessa tutt’altro che scontata.
Alcuni all’interno dell’organizzazione hanno descritto a ESPN uno scenario di addio come un vero e proprio “reset organizzativo”, che potrebbe coinvolgere cambiamenti significativi sia al roster che alla struttura tecnica.
Il proprietario Joe Lacob, stando al medesimo report, darà priorità al livello di coinvolgimento di Kerr. La società vuole la certezza che l’allenatore sia pienamente motivato dalle sfide quotidiane del mestiere, non che stia continuando per senso di lealtà verso il gruppo storico o per ragioni sentimentali.
Da quando ha preso le redini della panchina nel 2014, Kerr ha guidato Golden State a quattro titoli NBA, una stagione da record con 73 vittorie e sei apparizioni alle Finals.
Mike Dunleavy rimane nella baia
Mike Dunleavy Jr. invece resterà al suo posto. Il general manager dei Golden State Warriors ha firmato in silenzio un’estensione contrattuale pluriennale nei mesi scorsi, e secondo quanto riportato da ESPN ha ancora diversi anni davanti a sé con la franchigia californiana. Dopo aver ricoperto diversi ruoli nel front office, è stato promosso al ruolo di GM nel 2023, in seguito alle dimissioni di Bob Myers.
La notizia arriva in un momento in cui si era parlato di una possibile partenza verso Chicago. I Warriors restano però pienamente impegnati con Dunleavy, e lui con loro, nonostante le voci circolate nelle ultime settimane.
