Sono passati ormai sessanta giorni dalla dolorosa uscita di scena della Trapani Shark dal campionato di Serie A di basket. Un evento che ha scosso profondamente la tifoseria granata, lasciando un vuoto non solo sportivo, ma anche economico per i 3287 abbonati che avevano sottoscritto la tessera stagionale. Oggi, la questione dei rimborsi si è trasformata in un vero e proprio paradosso burocratico, come spiega Il Giornale di Sicilia.
Due pesi e due misure: il ruolo di Compass vs la posizione del club
Come evidenziato dal Giornale di Sicilia, la situazione degli abbonati è diventata estremamente eterogenea, basandosi esclusivamente sulla modalità di pagamento scelta al momento della sottoscrizione:
il canale finanziaria (Compass): per chi ha optato per la rateizzazione, si è aperto uno spiraglio concreto. L’istituto di credito sta riconoscendo l’impossibilità di fruire dell’intero abbonamento e sta fissando il rimborso al 50% del valore, essendo l’esclusione avvenuta a metà stagione. Gli abbonati che hanno presentato diffida possono vedere annullate le rate restanti o ottenere un parziale rimborso.
La posizione della Trapani Shark: di tutt’altro tenore è la linea adottata dalla società. Il club si dichiara estraneo alla responsabilità dell’esclusione, puntando il dito contro i contenziosi ancora pendenti con la FIP. Secondo la società, le clausole contrattuali escluderebbero il diritto al rimborso in caso di decisioni prese dalle autorità sportive.
Il paradosso di due tifosi “uguali ma diversi”
La conseguenza è una disparità di trattamento che lascia l’amaro in bocca. Due tifosi che sedevano fianco a fianco al palazzetto, uniti dalla stessa fede per i colori granata, oggi si ritrovano in condizioni legali e finanziarie opposte, tutto a causa di un contratto firmato mesi prima dell’esclusione.
La società, facendo leva sui contenziosi pendenti con la FIP e sulle clausole contrattuali, resta ferma sulla propria posizione, rifiutandosi di rimborsare le partite non disputate. Il risultato? Oltre alla delusione per la fine del sogno sportivo, resta l’immagine malinconica degli spalti vuoti e una battaglia legale che sembra ancora lontana dalla risoluzione.
