Il battesimo europeo per la squadra di Repesa, Trapani Shark, si è rivelato amaro. Contro la formazione spagnola del Tenerife, i granata hanno ceduto per 70-84, nonostante l’emozione del primo canestro europeo di Rosato e una prova di grande orgoglio davanti ai 4490 spettatori del Palasport.
L’esordio in Basketball Champions League ha mostrato subito la differenza di esperienza e qualità, in particolare nel reparto ali, dove ha brillato la stella del Tenerife, Aaron Doornekamp. Ecco l’analisi de Il Corriere dello Sport.
La forza di Tenerife si chiama Doornekamp
L’ala canadese Aaron Doornekamp (MVP della serata con 13 punti e 4 triple pesanti) si è rivelata l’autentico incubo per la difesa di Trapani. Il suo apporto è stato decisivo per guidare i suoi al successo.
Il match si è incanalato sui binari spagnoli nel secondo quarto, quando la “fuga con Doornekamp” ha permesso al Tenerife di scavare un solco importante, andando all’intervallo lungo con un vantaggio rassicurante. Nonostante i tentativi di coach Repesa di arginare il divario, la solida prestazione offensiva di Tenerife non ha mai permesso il rientro definitivo dei siciliani.
La reazione della Trapani Shark non basta per il sorpasso
L’orgoglio e la spinta del pubblico hanno infiammato il finale, con Trapani che ha provato in tutti i modi a ricucire lo strappo. La difesa granata, che pure ha dato segni di compattezza, non è riuscita a contenere la sapienza tattica degli ospiti.
L’esperienza di Tenerife ha prevalso nei momenti chiave, respingendo ogni tentativo di rimonta. Se Rosato, Allen, Alibegovic e compagni hanno dimostrato di possedere la qualità necessaria per giocarsela, il debutto europeo ha lasciato una chiara lezione: in Champions, orgoglio e qualità non bastano senza la massima solidità e cinismo.
Trapani esce a testa alta, consapevole di aver affrontato una delle squadre più forti del torneo, ma con la certezza di dover lavorare duramente per trasformare l’entusiasmo di questo esordio in risultati concreti.




