Quando si parla di fisioterapia nel basket professionistico, il primo errore è ridurre tutto alla gestione degli infortuni. Il lavoro di Alessandro Memmo, fisioterapista dell’Aquila Basket Trento, racconta qualcosa di più articolato: una presenza costante, costruita giorno dopo giorno, che tiene insieme prevenzione, recupero e relazione umana, come racconta Il T Quotidiano.
La giornata di Memmo comincia ben prima che i giocatori mettano piede sul parquet:
“La mia giornata tipo inizia molto prima dell’allenamento vero e proprio. Arrivo al palazzetto anche un’ora e mezza prima del video meeting con lo staff tecnico. In quel momento iniziamo subito a entrare nel lavoro della giornata: analizziamo la partita precedente oppure prepariamo quella successiva.”
Il ritmo cambia a seconda del momento della settimana. Nei giorni lontani dalla gara, mentre i giocatori svolgono sessioni individuali con i preparatori, lo staff medico si occupa di chi ha bisogno di terapie, di chi deve smaltire qualche fastidio e di chi semplicemente deve lavorare sulla prevenzione. Nei giorni di partita, invece, la mattina è spesso dedicata allo shootaround — un allenamento leggero di rifinitura — durante il quale i fisioterapisti si concentrano su bendaggi, taping, idratazione, sali minerali e monitoraggio delle condizioni fisiche. Dopo pranzo i giocatori riposano, poi si torna al palazzetto per la preparazione finale.
La distorsione alla caviglia e l’importanza dell’aspetto mentale
Tra gli infortuni più ricorrenti nel basket, le distorsioni alla caviglia sono in cima alla lista. Spesso nascono da un contatto o da un atterraggio sul piede di un avversario: dinamiche rapide, quasi inevitabili in un gioco così fisico. Ma il fisioterapista di Trento, Memmo, mette in guardia da una lettura superficiale:
“Sembra un infortunio semplice, ma non lo è.”
E il percorso di recupero, aggiunge, non si esaurisce nella dimensione clinica:
“Il recupero non è mai solo fisico. Anzi, spesso la parte mentale è decisiva. Un atleta può essere guarito dal punto di vista clinico, ma se non si sente pronto, se ha paura di reinfortunarsi, difficilmente tornerà al suo livello.”
È qui che il ruolo del fisioterapista si allarga oltre la terapia. Il rapporto quotidiano con i giocatori diventa parte integrante del lavoro: si parla di vita, di esperienze, di quello che succede dentro e fuori dal campo. Non solo cura, ma fiducia costruita nel tempo. Un aspetto che Memmo considera centrale quanto qualsiasi protocollo di riabilitazione.
