C’era un obiettivo preciso, fissato il 16 marzo scorso sull’autobus di ritorno da Varese, in silenzio. Federico Pasquini, general manager di Treviso Basket, aveva già in testa la rotta: arrivare al 3 maggio a due punti da Cantù, partita dopo partita. In quel momento la squadra era a meno sei dalla zona salvezza. Quello che è successo dopo è storia recente.
Pasquini lo racconta a La Tribuna di Treviso con la lucidità di chi ha vissuto situazioni ad alta tensione — ha disputato e vinto una finale di Coppa del Mondo — e usa proprio quella metafora per descrivere l’obiettivo stagionale:
“In quel caso – disse – quella sarà la nostra finale di Coppa del Mondo.”
La cavalcata verso la salvezza è stata tutt’altro che lineare. Il gruppo ha dovuto inseguire, resistere e reagire più volte. E lo ha fatto senza cedere mentalmente, nemmeno nei momenti peggiori:
“Sull’autobus di ritorno da Varese non volava una mosca. La forza mentale ancor prima che fisica, la capacità di reagire è stata eccezionale. Prendete la trasferta di Brescia: si scivola a meno diciannove nel secondo quarto e la squadra non fa una piega. Domenica nel terzo quarto arriva il meno nove e la squadra non fa una piega. Queste sono dimostrazioni di forza e di carattere.”
Treviso, il punto di svolta e gli uomini chiave
La partita contro Cremona ha rappresentato il momento decisivo della stagione di Treviso. Un primo quarto da incubo — 10-22 alla prima sirena — con panico e negatività che rischiavano di travolgere tutto. Fu il pubblico a dare la scossa, secondo Pasquini, evitando che quella serata diventasse la pietra tombale sull’annata:
“Ho temuto che fosse finita davvero. Invece ho sentito il pubblico che incitava, che dava la scossa positiva. Quel supporto ha evitato che la nostra stagione finisse lì.”
Tra i protagonisti di questa rimonta, due nomi su tutti: Macura e Croswell. Quest’ultimo era rimasto fuori rosa a Napoli da due settimane quando Treviso lo ha chiamato. Appena arrivato, ha cominciato subito ad allenarsi. Poi è arrivata la pausa per la Coppa Italia: tutti i giocatori erano liberi di andare, lui è rimasto in palestra. Un segnale di motivazione che Pasquini aveva cercato fin dal primo contatto, forte anche della precedente esperienza comune in Grecia.
Per Macura, invece, il GM ha puntato sull’aspetto emotivo e sulla storia personale: “Quando l’ho contattato gli ho spiegato che salvando Treviso sarebbe diventato un eroe, qualcosa che non poteva accadere altrove.” Un rapporto costruito nel tempo, con due anni insieme a Torino in A2 e un altro biennio a Sassari.
Contributi importanti sono arrivati anche dal gruppo italiano, in particolare da Torresani, Miaschi, e Chillo. Pasquini sottolinea in particolare il lavoro di “Ciccio” Chillo, rimasto ad alto livello in allenamento anche dopo l’arrivo di Croswell.
Sul mercato, il GM è onesto: servono fortuna e incastri, oltre alle idee. “Un grande dirigente come Bruno Arrigoni diceva che è inutile fare calcoli perché l’anguria si conosce davvero soltanto quando la si apre.” Joe e Dashawn non hanno dato le risposte cercate; l’obiettivo era costruire una squadra capace di entusiasmare il Palaverde, un palazzetto che Pasquini frequentava da ragazzo per vedere giocare Vinny Del Negro. Ora si guarda avanti: prima un confronto con Marcelo Nicola, poi con la società, per pianificare il futuro.
