In attesa che la fine del campionato possa sancire finalmente il destino che accompagnerà la Pallacanestro Trieste nell’immediato futuro, c’è il bisogno estremo di mettere un po’ di cifre sul tavolo. Serve chiarezza su tutto quanto possa essere utile per imbastire la prossima stagione di Serie A, mentre il futuro del proprietario Paul Matiasic appare sempre più lontano dalla Venezia Giulia. A confermare questa forte volontà di fuga verso la capitale c’è l’accordo già siglato con la Stella EBK Roma per l’utilizzo delle infrastrutture e per la nascita di un nuovo progetto in ambito giovanile.
Tuttavia, chi prenderà le redini della società in caso di acquisto delle quote societarie dovrà fare i conti con due variabili decisamente pesanti e tutt’altro che banali.
Trieste e i conti per la Serie A: la quota per il buyout e i costi di gestione
Secondo quanto analizzato dal quotidiano Citysport, il primo grande ostacolo è rappresentato da ciò che Matiasic chiede per cedere l’intero pacchetto azionario. La cifra, non ancora esplicitata pubblicamente ma data come quota minima di partenza, si aggira intorno ai cinque milioni di euro come buyout per lasciare il timone della Pallacanestro Trieste a un nuovo soggetto interessato.
Risolto il nodo dell’acquisto di Trieste, subentra immediatamente la seconda e complessa variabile: il budget necessario per coprire l’intera stagione. Partendo dal presupposto che servono almeno cinque milioni e mezzo di euro per affrontare il massimo campionato, e considerando il prezioso contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, degli sponsor minori e degli incassi da abbonamenti e biglietteria, mancherebbero comunque all’appello almeno due milioni e mezzo di euro per ottenere la totale quadratura finanziaria.
Il silenzio comunicativo e l’ipotesi di un Piano B
Con il tempo che stringe e il pesante silenzio comunicativo calato da parte del diretto interessato fino al termine dei playoff, trovare in tempi brevi un acquirente pronto ad accollarsi un impegno economico così gravoso diventa un esercizio complicatissimo.
Per sbloccare lo stallo potrebbe allora farsi strada un ipotetico piano B. Questa opzione vedrebbe l’attuale numero uno giuliano restare temporaneamente in società, cedendo nell’immediato solo una parte delle quote a un nuovo partner, il quale avrebbe poi il compito in futuro di rilevare la maggioranza del pacchetto azionario. Si tratta di uno scenario di difficile realizzazione, ma non del tutto impossibile in una telenovela di mercato che non è ancora arrivata ai suoi titoli di coda.
