Dietro ogni squadra vincente ci sono spesso giocatori che non finiscono sui giornali, ma che tengono in piedi il sistema. Nella nostra intervista esclusiva, abbiamo chiesto a Gianmaria Vacirca di comporre il suo quintetto ideale di giocatori sottovalutati — quelli che nelle sue società hanno fatto la differenza senza mai ricevere il giusto riconoscimento. La risposta è stata lunga, appassionata e piena di dettagli che solo chi ha vissuto quelle stagioni dall’interno può raccontare e un retroscena su Shavon Shields.
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Le parole di Gianmaria Vacirca
“Questa non è facile. Allora il centro è sicuramente Mathiang, un giocatore, un ragazzo straordinario che dopo l’anno con Cremona purtroppo ha avuto la carriera pesantemente condizionata dagli infortuni e quindi lui poteva realmente diventare un giocatore di livello Eurolega ma quello che gli è successo non glielo ha permesso, quindi lui sta continuando a giocare chiaramente non ai livelli che si meritava. Quindi il centro è sicuramente Mathiang.
Ti faccio un nome fuori dal mazzo: Damian Filloy. Perché il secondo anno di Montegranaro cosa accade? Avevamo questa ala bulgara, Dejan Ivanov, un bravissimo giocatore, Filloy era un po’ ai margini e in più era un giocatore che aveva avuto anche lui una carriera condizionata dagli infortuni: nel momento più alto della sua carriera ha avuto un gravissimo infortunio che lo ha un po’ bloccato. E in precampionato, allena Frates e Filloy era l’uomo che ha sistemato la squadra col suo gioco, le spaziature che creava, e quindi di quella stagione — dieci vittorie consecutive — è stato un giocatore un po’ nascosto che però è stato incredibilmente efficace.
Sul playmaker dico Stefano Leva, perché era la bandiera del Castelletto Ticino che è stata la mia prima squadra e Stefano Leva era il classico giocatore che poi è uscito dal Saronno con un fisico — voglio dire — normale e in ogni categoria si diceva ‘ma Leva al prossimo anno non ce la fa’, invece Stefano Leva è riuscito a giocare anche in A2 da capitano della squadra.
La guardia credo che — voglio dire — anche se è un giocatore che poi voglio dire ha fatto tutto, dico Drake Diener. Per dirti del valore…Il giorno che si è ritirato, tra l’altro a Cremona, mi ha telefonato per incontrarmi a Milano e donarmi le scarpe del suo ritiro, quindi questa cosa qua ti racconta questo tipo di legame che è abbastanza unico.
Sono tanti…ma metto Shields che era il capitano di Milano, metto lui perché io su Shields ho un po’ il rimorso di — per tutta una serie di cose — di non aver esplorato ulteriormente il nostro rapporto, quindi è una cosa che in qualche modo mi è rimasta. E’un ragazzo che secondo me ha veramente un carattere molto molto particolare: una persona molto legata alla famiglia, una persona che è molto legata alla società. E ricordo una cosa che mi ha detto — ci siamo parlati a lungo — che lui — era un po’ il survivor: da quando ero arrivato si sentiva così c’era, Datome c’era, Hines c’era, Melli c’era, Devon Hall che era andato via, quindi lui mi raccontava questa sua sensazione di essere the last to die. E quindi devo dire che metto Shields per il grande rispetto per lui come giocatore, augurandogli proprio il massimo al Fenerbahçe, perché se lo merita.”




