Nessun club di Eurolega ha pagato un prezzo più alto del Valencia per la nuova realtà economica del basket europeo. La squadra che aveva conquistato il campionato di Endesa e raggiunto per la prima volta nella propria storia le Final Four di Eurolega, diventando la rivelazione più entusiasmante della stagione, si è ritrovata smembrata nel giro di poche settimane. Le formazioni più facoltose del continente hanno fatto la spesa tra i protagonisti della Roger Arena, sfruttando clausole rescissorie decisamente accessibili.
Panathinaikos, Olympiacos, Fenerbahçe e Real Madrid hanno attinto a piene mani dal roster dei Pipistrelli. L’artefice del progetto, l’allenatore Pedro Martinez, e Jaime Pradilla sono finiti al Real Madrid per una cifra compresa tra 1 e 1,5 milioni di euro. Jean Montero, miglior giocatore della squadra e inserito nel quintetto ideale dell’ultima Eurolega, è stato prelevato dall’Olympiacos versando appena 500.000 euro. Branko Badio, altro elemento cardine, è passato al Panathinaikos di Željko Obradović per 1,5 milioni.
Clausole fino a sei milioni: la risposta del Valencia
Per evitare di rivivere un’estate simile, il Valencia ha scelto di blindare i propri giocatori con clausole rescissorie che possono toccare i 6 milioni di euro. Fino a un anno fa, una cifra del genere sarebbe apparsa fuori da ogni logica per il mercato cestistico europeo. Ma l’ingresso di nuovi attori con disponibilità economiche enormi — come i progetti legati a Dubai e all’Hapoel Tel Aviv — ha provocato un vero e proprio terremoto finanziario, costringendo anche i ricchi proprietari dei club greci ad alzare l’asticella e alimentando un’inflazione senza precedenti.
Il direttore sportivo del Valencia, Luis Arbalejo, ha affrontato il tema in un’intervista al quotidiano spagnolo Marca:
«Ci sono clausole che potrebbero non rappresentare un problema per il presidente del Panathinaikos, per il proprietario dell’Hapoel Tel Aviv o per chi sta dietro al progetto di Dubai, considerando le cifre che movimentano.»
Un esempio concreto di questa escalation arriva proprio dagli Emirati: l’Emirates Club ha sborsato 2,6 milioni di dollari per strappare Thomas Vocap all’Olympiacos. Il playmaker trentatreenne, destinato perlopiù a un ruolo di riserva, ha ottenuto un contratto triennale da 9,6 milioni di dollari. Un segnale inequivocabile della direzione che sta prendendo il modello economico dell’Eurolega:
«Nel basket, le clausole rescissorie, per quanto alte, non sono ancora un vero ostacolo. Non so dove arriveremo. Prima un milione di euro era una cifra enorme, adesso forse lo sono cinque o sei milioni, ma probabilmente qualcuno finirà per pagarle.»
L’impatto sulle altre squadre di Eurolega
Resta da capire come questa spirale inflazionistica si ripercuoterà sul resto della competizione. Il Partizan e la Stella Rossa, ad esempio, hanno incrementato sensibilmente i propri budget per restare competitive nell’élite, ma storicamente non hanno investito cifre importanti per acquisire giocatori sotto contratto altrove. La somma più alta versata da uno dei due club di Belgrado per un riscatto si aggira intorno ai 600.000 euro, ovvero quanto la Stella Rossa ha pagato al Baskonia per Cody Miller-McIntyre — una cifra peraltro discussa, visto che parte del compenso sarebbe stata coperta dallo stesso giocatore. L’impressione è che anche le rivali belgradesi saranno costrette ad adeguarsi a questa nuova tendenza del mercato.




