La straordinaria partenza del Valencia di Pedro Martinez in Eurolega (terza in classifica alle spalle dell’Hapoel Tel Aviv e del Barcellona con 11 vittorie nelle prime 17 giornate) non è affatto un caso. Essere stabilmente nelle zone altissime della classifica dopo un terzo di stagione è il risultato di un progetto tecnico chiaro e riconoscibile, costruito attorno a un’idea di pallacanestro tanto anticonformista quanto efficace.
Alla guida c’è Pedro Martínez, allenatore che da due stagioni siede sulla panchina taronja e che già in passato ha dimostrato non solo di saper vincere, ma soprattutto di saper dare un’identità forte e precisa alle proprie squadre. Valencia oggi è esattamente questo: una squadra con una consapevolezza totale di ciò che vuole essere, di come vuole giocare e di quali siano i suoi punti di forza.
Il gioco proposto dagli spagnoli si discosta in modo netto da molti canoni tradizionali della pallacanestro europea. L’attacco è estremamente veloce: le prime soluzioni arrivano spesso entro gli 8-10 secondi del possesso, senza però scadere nella frenesia. La palla si muove con continuità, il ritmo è alto e costante, e ogni possesso sembra avere un senso preciso. Non si tratta di correre per correre, ma di anticipare le letture e colpire le difese prima che possano organizzarsi.
Questione d’intesa
Uno degli aspetti più interessanti è proprio l’intesa collettiva. I giocatori leggono rapidamente le situazioni, si cercano, condividono responsabilità. I tiri da tre punti arrivano spesso in transizione o da vantaggi creati dal movimento, e le percentuali raccontano di un attacco ben costruito e ben selezionato, non semplicemente istintivo. Valencia viaggia stabilmente sopra il 37% da tre punti, dato che fotografa con precisione la qualità delle scelte offensive.
In questo contesto emergono alcuni interpreti chiave. Darius Thompson sta tirando con ottime percentuali sugli scarichi e in ritmo, sopra il 40% dall’arco, mentre Omari Moore è una presenza costante nelle situazioni di campo aperto, con oltre il 38% da tre e un impatto evidente nelle fasi di transizione. Anche i lunghi partecipano attivamente al gioco lontano dal canestro, aprendo il campo e rendendo le spaziature un’arma costante del sistema di Martínez.
Anche difesa
Dal punto di vista difensivo, Valencia non è una squadra dominante in senso assoluto, ma compensa con intensità, aggressività e disciplina. Non concede nulla di facile, costringe gli avversari a giocare possessi scomodi e spesso li trascina in un ritmo che finisce per favorire il proprio sistema.
Il merito più grande di Pedro Martínez sta forse proprio qui: aver costruito un sistema in cui ogni giocatore viene valorizzato e messo nelle condizioni migliori per rendere. Non ci sono gerarchie rigide, ma responsabilità condivise. Valencia gioca una pallacanestro moderna e per certi versi controcorrente, dimostrando che anche in Eurolega si può essere efficaci senza rinunciare a un’idea forte e personale di gioco.
Ed è probabilmente questo il segreto di un avvio di stagione che, a questo punto, non può più essere considerato una sorpresa.
