Salvatore Quinci, presidente dell’ex Provincia di Trapani, ha deciso di procedere per vie legali contro Valerio Antonini. Con un decreto presidenziale, Quinci ha conferito mandato agli avvocati Giovanni Scaminaci e Vincenza Argento per sporgere denuncia per diffamazione nei confronti del patron del Trapani.
La decisione, come scrive La Repubblica, nasce dai contenuti pubblicati da Antonini sul proprio profilo Facebook: dirette video condotte personalmente, post scritti, immagini, didascalie e persino documenti amministrativi e giudiziari, tutti riguardanti l’operato dell’ente, dei suoi organi e dei suoi funzionari. Per Quinci, quei contenuti risultano potenzialmente lesivi dell’onore, della reputazione e della credibilità istituzionale dell’ex Provincia e, in alcuni passaggi, sembra rivolgere accuse ed espressioni offensive anche nei confronti di amministratori e dirigenti individuabili.
Un fronte giudiziario già aperto su più tavoli
Quella di Quinci non è la prima denuncia per diffamazione che coinvolge il presidente granata. In precedenza, analoghi procedimenti erano stati avviati da Francesco Maiorana, presidente della LNP, e dal giornalista Giacomo Di Girolamo.
Sul fronte Maiorana sono attivi due procedimenti distinti. Il primo è in corso al Tribunale di Trapani e riguarda un’intervista rilasciata da Antonini nell’agosto 2024, nella quale il presidente del Trapani aveva dichiarato che la tifoseria della Fortitudo Bologna aveva già preparato tutto a tavolino, lo sapevano che non volevano farci festeggiare la promozione,
Antonini si riferiva alla vittoria della A2 avvenuta in gara 4 al PalaDozza, e aveva definito Maiorana «un delinquente più grande di tutti». La prossima udienza è fissata per novembre. Il secondo procedimento si svolge invece al Tribunale di Bologna, dove il giudice ha disposto l’imputazione coatta di Antonini per diffamazione aggravata, sempre in relazione a dichiarazioni legate alla stessa premiazione.
Quanto al caso Di Girolamo, la Procura di Marsala contesta ad Antonini la diffamazione aggravata e continuata. Nel capo d’imputazione figurano mesi di post, interviste e attacchi sui social: il giornalista sarebbe stato definito «male assoluto» e «Gobbo di Notre Dame», mentre ai suoi collaboratori sarebbero stati rivolti epiteti come «sciacalli» e «falliti». L’udienza è calendarizzata per il 24 novembre.




