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Valtur Brindisi, come è andata la stagione?

La stagione della Valtur Brindisi si è chiusa il 14 maggio nel modo più amaro possibile: davanti al proprio pubblico, al PalaPentassuglia, con la sconfitta contro la Tezenis Verona in gara 4 dei quarti di finale playoff. Un epilogo che ha certificato il fallimento di un’annata nata con ambizioni completamente diverse.

Settimo posto al termine della regular season, partecipazione alla Coppa Italia con eliminazione in semifinale e uscita immediata nei playoff: troppo poco per una squadra costruita per vincere il campionato. Soprattutto se confrontato con quanto fatto nella stagione precedente, quando, pur tra mille difficoltà, la squadra di coach Piero Bucchi era riuscita a risalire la china nella seconda parte di stagione, vincere due play-in in trasferta e giocarsi addirittura gara 5 dei quarti di finale playoff contro Rimini.

Quest’anno il copione è stato l’esatto opposto: partenza convincente, illusioni alimentate per mesi e poi un crollo progressivo fino al tracollo finale.

Le aspettative a inizio stagione

In estate la società del presidente Marino aveva lanciato segnali chiari. Mercato chiuso con largo anticipo, roster profondo, giocatori esperti e obiettivo dichiarato senza mezzi termini: tornare subito in Serie A.

La Valtur veniva inserita da addetti ai lavori e tifosi tra le tre-quattro grandi favorite del campionato. La scelta tecnica era stata precisa: puntare forte sul talento offensivo del reparto esterni. I due statunitensi, Zach Copeland e Blake Francis rappresentavano il cuore del progetto, due giocatori che insieme avrebbero dovuto garantire quasi 45 punti di media a partita. Una decisione che però comportava anche un rischio evidente: rinunciare a un lungo straniero dominante sotto canestro.

Un equilibrio delicato che si è incrinato ancora prima dell’inizio del campionato.

Il percorso dell’anno

Il problema principale della stagione biancoazzurra nasce infatti già durante il precampionato. Nella prima amichevole Blake Francis subisce un grave infortunio che lo costringe a fermarsi per diversi mesi. La società interviene subito ingaggiando Andrea Cinciarini, scelta che inizialmente sembra perfetta. Con un solo americano a disposizione, Brindisi riesce comunque a giocare una pallacanestro brillante, ad alto ritmo, rimanendo stabilmente nelle zone alte della classifica. Il gioco offensivo ruotava soprattutto attorno all’asse Cinciarini-Vildera. Il veterano biancoazzurro trovava con continuità il pivot italiano nel pitturato, sfruttando letture e assist di altissimo livello. Brindisi segnava con alte percentuali da due punti e sembrava avere un’identità chiara. Ma col passare delle settimane gli avversari hanno iniziato a leggere e neutralizzare quel sistema.

Con il tempo sono emersi tutti i limiti di costruzione della squadra. Anche un fuoriclasse degli assist come Cinciarini ha faticato a trovare continuità accanto a Giovanni Vildera, centro affidabile per la categoria ma poco dinamico, non particolarmente rapido nelle letture e lontano dal prototipo di lungo atletico con cui il playmaker marchigiano ha costruito gran parte della propria carriera. Le difese hanno iniziato a chiudere l’area, invitando Brindisi al tiro da fuori. Ed è lì che il sistema offensivo si è inceppato definitivamente. Con tre giocatori del quintetto poco pericolosi dall’arco – Vildera, Esposito e lo stesso Cinciarini – le percentuali da tre punti sono crollate. La squadra ha perso fluidità offensiva e, soprattutto, alternative credibili.

L’errore più pesante della stagione probabilmente è stato proprio quello di non intervenire sul mercato e modificare immediatamente la struttura tecnica del roster dopo l’infortunio di Francis. Serviva un lungo moderno, capace di aprire il campo, attaccare il ferro e cambiare il volto dell’area. Invece Brindisi ha insistito su un assetto sbilanciato. Non è un caso che Cinciarini abbia disputato oltre 30 minuti di media a partita, arrivando persino a prendersi 118 triple tra regular season e playoff, realizzandone appena 39: numeri che raccontano perfettamente quanto il sistema offensivo fosse diventato forzato.

Quando Francis è tornato a disposizione, il problema si è ulteriormente complicato. Lo statunitense partiva dalla panchina, situazione rarissima per un americano di quel livello in Serie A2, ma appariva evidente come avesse bisogno di tanti minuti e soprattutto di tanti tiri per entrare in ritmo.

Il risultato finale

Coach Bucchi non è mai riuscito a trovare la giusta convivenza tecnica tra Cinciarini, Copeland e Francis. Tre giocatori che insieme non hanno funzionato perché avrebbero avuto bisogno di giocare con tre palloni, essendo tutti e tre abituati a gestire il pallone e ad avere alto volume offensivo. Il risultato è stato una squadra spesso spezzata in due, poco equilibrata e troppo dipendente dalle iniziative individuali.

Se in trasferta Brindisi aveva già mostrato per tutta la stagione limiti caratteriali evidenti, nel finale di campionato sono arrivate sconfitte pesanti anche al PalaPentassuglia. Le occasioni per rilanciarsi non sono mancate. Dall’esclusione di Bergamo ai passi falsi delle dirette concorrenti, la Valtur ha avuto più volte la possibilità di cambiare il proprio destino. Occasioni sistematicamente sprecate.

Quel primo posto in classifica conquistato per alcune settimane aveva finito quasi per nascondere problemi strutturali che però sono esplosi definitivamente nella seconda parte di stagione. La sconfitta dell’8 aprile a Scafati ha rappresentato probabilmente il punto di non ritorno. Da lì in poi il tracollo: otto sconfitte nelle ultime dieci partite, sei consecutive e le ultime tre contro Verona nella serie playoff. Nemmeno le mosse disperate di fine stagione hanno funzionato. La scelta di sostituire entrambi gli americani alla vigilia dei playoff, affidandosi a Jones e Ahmad, si è rivelata tardiva e poco efficace. Due giocatori fermi da tempo, fuori condizione e chiamati a inserirsi in pochissimi giorni in un gruppo già in difficoltà.

Le prospettive future

Nonostante la delusione, la società ha già iniziato a progettare il futuro. E la sensazione è che questi due anni di Serie A2 abbiano lasciato insegnamenti importanti.

Il primo riguarda la struttura societaria. Brindisi ha capito quanto questo campionato sia duro, lungo e pieno di insidie, decidendo finalmente di inserire una figura fondamentale come il direttore sportivo. La scelta è ricaduta su Giulio Iozzelli, professionista di grande esperienza e profondo conoscitore della pallacanestro italiana.

Anche in panchina si cambia pagina. Salutato Piero Bucchi, la Valtur ha deciso di affidarsi a Nicola Brienza, allenatore più giovane ma già con un bagaglio tecnico e umano di alto livello.

Per quanto riguarda il roster, si riparte dalle conferme di Andrea Cinciarini, Tommaso Fantoma, Gabriele Miani ed Ethan Esposito, ai quali si aggiungono due italiani di spessore del calibro di Martino Mastellari e Lorenzo Caroti. Torna a vestire i colori biancoazzurri il lungo Edoardo Del Cadia, visto a Brindisi nella stagione 2024/25. Per completare il roster mancano quindi i due stranieri e un solo italiano.

Il futuro biancoazzurro riparte dunque da nuove idee, nuove figure e dalla consapevolezza che il nome e la storia, in Serie A2, non bastano. Servirà costruire una squadra più equilibrata, moderna e soprattutto funzionale. Solo allora Brindisi potrà davvero tornare a inseguire quella Serie A sfuggita negli ultimi due anni.

Stefano Marinaro
Stefano Marinaro
Nato a Brindisi il 16/07/2002. Fin da bambino coltivo la mia passione per la scrittura e per il basket. Il mio sogno è unire queste due passioni e trasformarle nel mio futuro lavoro. Sono un tifoso accanito della New Basket Brindisi e laureato in Scienze della comunicazione (indirizzo giornalismo, relazioni pubbliche e digital media).

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