“Vattene. Fatti le valige” (per carità, scrivere correttamente valigie sarebbe troppo…). “Scariolo è passato il tuo tempo, goditi i nipotini”. “A mio avviso non ne azzecca una”. ”Con questa mentalità non si va da nessuna parte, non giochiamo di squadra e qui qualcuno deve spiegare”. “Allenatore ridicolo”. “Il pesce puzza sempre dalla testa”. Ormai le dinamiche dei social network si conoscono: covo delle frustrazioni e degli sfoghi di pancia, culle delle reazioni a caldo di tifosi e appassionati che, a stretto giro di posta, faticano a discernere le analisi razionali dagli impulsi istintivi. Quelli iniziali sono solo alcuni dei messaggi di “apprezzamento” visibili nella sezione commenti di articoli e report sulla sconfitta della Virtus Bologna di sabato scorso. Lo scarto maturato con la Bertram Derthona racconta solo parzialmente la differenza maturata sul terreno di gioco. Una squadra apparsa scarica più mentalmente che atleticamente, che ha gestito nella peggiore delle maniere la pressione derivata dal rientro di alcuni elementi cardine della rotazione. Il gusto della polemica e della critica, endemicamente italiano, ha saputo rimpolparsi tra gli aficionados virtussini. Solo tra loro?
Lo ha ammesso lo stesso Sergio Scariolo dopo la semifinale: si ritorna in palestra e si faranno fruttare gli insegnamenti tratti da questa lezione. Un’autocritica legittima e necessaria, che non ha tracimato nei toni disfattisti che avrebbero distorto la realtà. È innegabile, e Scariolo lo sa sin troppo bene: la Virtus di sabato non è stata all’altezza del roster a disposizione, nonostante i lungodegenti e i rientri in extremis di Teodosic e Hervey. Le belle impressioni destate nella vittoria ai quarti contro Brindisi, però, son state spazzate via dal referto giallo di appena due sere dopo. Nel giro di due giorni, da “squadra matura, ha vinto perché si è dimostrata più forte” a “ci siamo fatti prendere a schiaffi da una favola neopromossa”. Al netto che questa Tortona è progetto molto più solido e concretamente da playoff di quanto una stampa sensazionalistica vorrebbe far credere (il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce…). A prescindere che l’accoppiamento coi quintetti di coach Ramondino risulta evidentemente ancora indigesto (vedasi i precedenti in Supercoppa e LBA), quella del 18 febbraio è una sconfitta. Brutta, netta e insindacabile. Ma pur sempre solo e semplicemente una sconfitta. Ha precluso il raggiungimento del terzo obiettivo stagionale, vero. Quanto siamo schiavi dei risultati? Se, ragionando per assurdo, la tripla aperta di Petruccelli fosse entrata e regalato un finale vincente alla Germani, in quanti avrebbero chiesto la testa di Delaney? Quanti articoli di critica a Messina per non aver saputo ancora inserire Daniels in un contesto europeo? Quante critiche piovute su Bentil e la sua incapacità di sfruttare i continui mismatch fisici contro i lunghi di coach Magro?
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Le parole del CEO Luca Baraldi sulle colonne del Corriere dello Sport risuonano perciò ancora più preoccupanti. I toni catastrofisti del dirigente virtussino dipingono un quadro molto più tragico di quanto sia una realtà comunque in difficoltà. Baraldi, pur difendendo lo staff tecnico e riconoscendo i meriti all’avversario, parla di “più grande delusione della gestione Zanetti”, auspicando una rivoluzione in ogni componente della società. Giocatori, staff, relazioni tra tecnici e atleti basati sul rapporto umano piuttosto che sulla tecnologia (reminder: la Virtus è società all’avanguardia per l’analisi statistica di ogni aspetto tecnico grazie a ingenti investimenti estivi in software dedicati). Le dichiarazioni, da una parte, lisciano il pelo all’overreaction dei tifosi, giustamente arrabbiati per una sconfitta contro una squadra più debole. Ma i tifosi sono tifosi. La dirigenza dovrebbe essere impermeabile alle loro impressioni. Già l’anno scorso la Virtus era stata a tanto così dal gettare al vento un progetto tecnico poi risultato vincente: Djordjevic, esonerato e immediatamente reintegrato, ha insegnato poco o nulla. Sergio Scariolo ne ha viste troppe per farsi suggestionare, anche se il sostegno della società appare ora non più così granitico. Pronti ad assistere a un nuovo cataclisma se in Eurocup non si dovesse centrare il bersaglio grosso, magari per colpa di un 17/26 da 3 di un Metropolitans o di 28 punti di un Clevin Hannah? Un allenatorepallonaro livornese predicherebbe la halma, a tutti i livelli. Alle sparate societarie seguiranno sviluppi sul mercato o stravolgimenti dello staff? In teoria no. In teoria.




