GLI INCASTRI A ROSTER
Per quanto faccia sorridere pensare di preoccuparsi dell’eventuale inserimento di due giocatori come Hackett e Shengelia, proviamo a vedere quello che portano all’arco di soluzioni di Sergio Scariolo.
Hackett garantisce al reparto guardie un giocatore con stazza, esperienza europea, carisma, capacità difensive e pericolosità al tiro (44% da tre, su tre conclusioni a partita in stagione, 1.58 punti per possesso da situazioni di catch&shoot). Con lui la Virtus va a comporre un reparto esterni con specialisti offensivi come Teodosic e Belinelli ora molto più sostenibili difensivamente. Pensare a un back court con l’ex CSKA e Pajola in campo assieme, per esempio, sa molto di muro invalicabile. Tutto senza dimenticare le capacità di Weems e il talento atletico di Cordinier. Un gruppo di giocatori che, in termini di centimetri, è racchiuso tra i 196 di Pajola, Belinelli e Teodosic e i quasi due metri dello stesso Weems.
Hackett, peraltro, è più che abituato a giocare in attacchi che non passino principalmente dalle sue mani. Pertanto la convivenza con le varie bocche da fuoco virtussine non dovrebbe essere, sulla carta, un problema.

Questione non secondaria poi, il suo arrivo, in ottica campionato italiano, rende la Virtus, numericamente, ancora più profonda di Milano. L’Armani, infatti, pensando a una potenziale serie di playoff, dovrà sempre lasciare ai margini quattro dei suoi stranieri, mentre la Virtus, con un gruppo italiano formato dallo stesso Hackett, Belinelli, Pajola, Mannion, Alibegovic, Tessitori, Ruzzier e, chissà, Abass, avrà sempre una possibilità di scelta tra questi senza doversi precludere nessuno dei propri stranieri. Al netto di Sampson, il cui destino, a questo punto, è tutto da decidere.
Shengelia, come visto prima, va a coprire un buco vero e proprio. Il roster bianconero era davvero corto sotto canestro. Definire il suo inserimento manna dal cielo è quasi riduttivo. E’ un giocatore che, come tendenze, va a sposarsi perfettamente con le caratteristiche della Virtus di Scariolo. Che fa molto leva sul gioco in post, fonte principale di approvvigionamento offensivo del georgiano, sia per se che per i compagni: il suo 20% di assist percentage è secondo tra i lunghi di Eurolega solo a Luke Sikma dell’Alba Berlino. Ma che, al contempo, ha necessità di lunghi che possano aprire il campo (2.5 tentativi da tre a partita, col 33% di realizzazione nelle ultime tre stagioni) e correre in transizione. Il tutto dando anche una buona mano a rimbalzo, pur senza essere uno specialista.
Sarà interessante scoprire come verrà utilizzato. Il suo ruolo naturale è quello di ala, ma non sorprenderebbe vederlo in quintetti dinamici usato in coppia con Hervey. Al CSKA, con la presenza di centri di altissimo livello come Milutinov e Voigtmann, è stata una soluzione sfruttata di rado. Ma è probabile che lo si veda proposto dallo staff tecnico virtussino.
Resta, infine, l’incognita di un gruppo tutto da costruire in corsa. Gli infortuni e la sfortuna non hanno permesso a questa squadra di avere un percorso normale. Sono arrivati in corsa ben cinque giocatori e due di questi, che saranno, gioco forza, pedine cardine fino alla fine della stagione, stanno cominciando ad assaporare la realtà virtussina solo in queste ore.
Il talento non manca di sicuro. Ma probabilmente questa Virtus dovrà fare i conti fino alla fine con una familiarità e una conoscenza reciproca tendenzialmente inferiore rispetto alle avversarie. Un tema da tenere sempre presente.




