DIFFICOLTA’ A RIMBALZO FIGLIE DI DIFESE CARENTI SUGLI ESTERNI
Scrutando il tabellino della finale con Milano salta agli occhi il dato dei rimbalzi: 45-32 per l’Armani, con 14 rimbalzi offensivi. Ovviamente viene istintivo puntare il dito contro il lavoro dei lunghi.
Ma riguardando la partita, si può notare come molti dei palloni recuperati in attacco dalla squadra milanese siano figli innanzi tutto di un lavoro abbastanza carente degli esterni in fase difensiva. E’ stato, infatti, troppo facile lungo tutti i 45’ per Dimitrijevic e soci prendere vantaggi dal palleggio o riuscire a ottenere cambi sul pick&roll che portassero un esterno di Milano contro un lungo virtussino.

Da lì, saltata la prima linea difensiva, si innescava un gioco di rincorsa che portava i bianconeri ad essere sempre col fiatone a rimbalzo. E, in caso di tiro sbagliato, favoriva sistematicamente l’attacco.
Certo, le colpe non vengono solo dalle guardie. Anche i lunghi hanno lavorato in maniera carente sotto le plance. In particolare proprio Polonara e lo stesso Shengelia (scintillante per il resto, 19+7 di media) con la tendenza a dimenticarsi il banale tagliafuori che ha permesso tante volte a Nebo e LeDay di arrivare ai rimbalzi quasi indisturbati.
La Supercoppa, come da tradizione, ha offerto alla Virtus Bologna una fotografia parziale ma significativa dello stato attuale della squadra. Sarà fondamentale per coach Luca Banchi lavorare su questi aspetti nelle prossime settimane, cercando di trovare un equilibrio che possa esaltare soprattutto i diversi lati positivi messi in mostra dal roster. Solo così la Virtus potrà pensare di trasformare il potenziale mostrato in una buona continuità di rednimento.
