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Virtus-Ivanovic, un esonero per sfinimento

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Ivanovic
Credits / Ciamillo-Castoria

È finita con il più classico dei comunicati, arrivato nella sera di un venerdì di marzo che fino a quel momento non aveva niente di memorabile: Dusko Ivanovic non è più l’allenatore della Virtus Bologna.
Per certi versi, una notizia sorprendente, soprattutto per il momento in cui è arrivata. Per altri, invece, già scritta, da quando avevano cominciato a emergere con più evidenza le crepe nel rapporto tra il coach e la squadra.


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Un epilogo che si fatica a ricondurre, almeno in larga parte, al rendimento della squadra sul campo. La Virtus Bologna veniva da un periodo negativo, 6 vittorie e 10 sconfitte da febbraio a oggi, ma dentro quel calo c’erano anche attenuanti reali, a partire dagli infortuni. Che, comunque, non avevano impedito di restare in testa al campionato. In Eurolega sono arrivate sconfitte pesanti, è vero, ma in un contesto in cui il cammino era già compromesso e in cui aveva una sua logica dosare uomini ed energie per quello che resta davvero centrale: la corsa al titolo in LBA.

Più che il rendimento, allora, sembra aver pesato l’usura del rapporto quotidiano. I metodi di Ivanovic non sono mai stati un mistero: allenamenti duri, rigidità, una richiesta costante di disciplina e tenuta mentale. Nemmeno il suo carattere, del resto, è qualcosa che il basket europeo abbia scoperto ieri. Eppure, a un certo punto, il meccanismo si è inceppato. I segnali che devono essere arrivati dal gruppo raccontavano di una squadra svuotata, tirata fino al limite, forse persino stanca di rispondere a quel tipo di sollecitazioni. Soprattutto, non sembrava più esserci lo stesso fuoco che aveva accompagnato la Virtus fino a gennaio.

Giusto o sbagliato, indulgente o severo che sia il giudizio verso i giocatori, la società ha evidentemente ritenuto che il problema non fosse più correggibile dall’interno. Che la squadra avesse smesso di riconoscersi nel proprio allenatore. Questo è stato il punto su cui la Virtus ha deciso di intervenire: non tanto per salvare una stagione che, almeno in Italia, resta ancora pienamente aperta, quanto per evitare che un logoramento diventato ormai irreversibile finisse per trascinare con sé tutto il resto.
Le domande dei tifosi sono legittime: perché adesso? Perché esonerare l’allenatore che appena nove mesi fa ti aveva riportato lo scudetto proprio nel momento in cui la stagione sembrava entrare nella sua fase di gestione, quella in cui si prova a dosare sforzi e rotazioni per presentarsi ai playoff di LBA nel miglior stato possibile?

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n.fiumi
Classe 1985, bolognese di nascita. Folgorato da Danilovic, ammaliato da Ginobili, tradito da Abdul Gaddy. Incidente che mi ha portato a valutare le cose in maniera più disincantata.Classico esempio di paziente affetto dal "Disease". La vita è troppo breve per vedere brutto basket ma, se non c'è altro, il campionato ungherese resta un'ottima opzione.

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