SECONDO QUARTO
- Con Birutis la coverage dello Zalgiris sui blocchi sulla palla o è una drop iperconservativa o, più spesso, uno show che tiene due palleggi dell’handler bolognese. Da gioco a due, il blocco sulla palla dell’uomo della Virtus trasforma l’azione in un attacco e in una difesa di squadra. Dall’uscita della palla dalle mani del palleggiatori, dalla zona di ricezione del rollante, dalla lettura dell’uomo da lato debole dello Zalgiris e dalla circolazione virtussina di conseguenza (jumper senza palleggio? Short roll e riapertura sul perimetro? Taglio backdoor dall’angolo?) dipende il divario della gara.
- I cambi difensivi della Virtus sono coadiuvati da un disturbo collettivo di tutti gli uomini da lato forte: l’apertura alare di Dobric e di Polonara è un fattore non indifferente.
- Senza Shengelia e con uno Smith ancora fuori giri, l’attacco della Virtus ha bisogno di nuove valvole di sfogo. Lo Zalgiris decide di estremizzare ulteriormente la questione, difendendo con una trap a tutto campo per non far ricevere Pajola nei primi secondi del possesso. Soluzioni alternative? Un Dobric in versione FIBA WC, in grado di attaccare il closeout della difesa in movimento dello Zalgiris con il tocco del tiro in corsa.
- Cosa significa avere alle spalle più di un decennio di stagioni in competizioni europee? Significa essere in affanno nei primi 2′ di gara, comprendere come la scelta di difendere Evans “solo” nella propria area e non su tutti i 28 mt del PalaDozza rischia di mettere in ritmo l’unico attaccante pericoloso oltre la media dei lituani e rendergli faticoso ogni singolo palleggio a partire dalla rimessa da fondo e, grazie a una condizione atletica migliore rispetto a Keenan Evans, costringere coach Maksvytis a chiudere il 2Q con Mitrou-Long in cabina di regia. Daniel Hackett, professore associato di pressione difensiva.
- Andare all’intervallo sul -5, in fin dei conti, è un affarore per lo Zalgiris: la difesa sul lato debole della Virtus non è all’altezza di EuroLeague, e le triple di Mitrou-Long e Manek la puniscono crudelmente. Collassare e aggiungere corpi nei pressi del penetratore ha senso ed è efficace se gli angoli dell’aiuto sono portati in maniera corretta, col busto rivolto verso il proprio ferro e non spalle a canestro in arretramento. Lo sbilanciamento non è solo nell’immediato, col terzo uomo chiamato a una rotazione impossibile per tempi e distanza da coprire, ma anche nel successivo rimbalzo offensivo, non mettendosi nelle migliori condizioni per prendere contatto con l’uomo più nei pressi e tagliare fuori. Più tiri aperti, più rimbalzi offensivi, più opportunità e occasioni per prendere fiducia.
TERZO QUARTO
- Anche quando riceve in post, l’idea di Shengelia è quella di creare (skip pass a cancellare l’aiuto da lato debole e trovare Hackett in angolo con metri di spazio) e non concludere: la gestione delle energie di Toko è sublime. Concludere nei pressi del ferro in ogni occasione o farlo se e solo se la protezione del ferro è fallace sono discorsi totalmente diversi, a maggior ragione se si parla di un appena 32enne che dovrà gestire, quantomeno nell’immediato, la fluidità dell’attacco di una squadra di EL.
- Letture di Cordinier da palleggiatore nel P&R in LBA? Ok. Letture di Cordinier da palleggiatore nel P&R in EuroLeague? (Non ancora) ok. Corpi diversi, mobilità diversa, riempimento del pitturato con aiuti diverso. Sul 44-41 il possesso più lampante: il blocco in guardia sinistra Shengelia non è preso perfettamente dal francese, la difesa dello Zalgiris cambia con Smits, Cordinier attacca di mano destra il centro dell’area con un palleggio insostenibile se solo non avesse una potenza nella parte bassa del corpo fuori scala, si crea separazione e attira l’aiuto di Dimsa. Dobric, staccatosi da lui il suo marcatore, taglia sulla linea di fondo. Cordinier, banalmente, ha lo sguardo rivolto unicamente verso il canestro. Ferma il palleggio, facendo riavvicinare Smits, e tenta un terzo tempo rallentato che, anche per via di un tocco non ancora vellutato, si stampa sul secondo ferro. Da queste piccole ma grandi cose passa il miglioramento di Cordinier e dell’intera Virtus.
- Dove inizia la protezione del ferro? Inizia dalla marcatura individuale sul perimetro, soprattutto per una squadra senza lunghi adatti a una difesa statica nel pitturato. Se la Virtus abbassa il livello dell’intensità sugli esterni, così come ha iniziato a fare nel 2Q e sta continuando a fare anche al rientro dagli spogliatoi, le penetrazioni di Evans e Dimsa diventano pericolose e redditizie. Se la fisicità è invece quella di Dobric su Ulanovas sul 51-46, provocando il blocco in movimento di Smits per un palleggio del mancino lituano un paio di metri più vicino alla linea di metà campo del previsto nello schema di Maksvytis, potersi “permettere” Mickey e Shengelia contemporaneamente in campo nella metà campo offensiva garantisce spaziature, verticalità e dinamismo da alta Euroleague.
- “Ognjen Dobric sulle linee di passaggio”, altro leitmotiv che sotto le Due Torri ci si augura di sentir risuonare con costanza. Anche solo la deny defense sulle possibili ricezioni in post di Ulanovas, set che storicamente ha dato tanto allo Zalgiris, rallenta l’attacco avversario. Tutta la difesa Virtus è rientrata molto più concentrata e focalizzata sulla linee di passaggio, impastando un attacco privo di una reale minaccia continuativa in isolamento a eccezione di Evans.





